Cosa fare perdite acquose in gravidanza

Le perdite acquose in gravidanza sono normali e fisiologiche se non abbondanti, frequenti o maleodoranti.

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Le perdite acquose in gravidanza costituiscono, nella maggioranza dei casi, un evento del tutto fisiologico e normale.

In generale, lo stravolgimento ormonale che avviene durante i primi mesi della dolce attesa provoca, di norma, un incremento della lubrificazione interna degli organi genitali, da qui la sensazione continua di bagnato e la presenza di perdite acquose.

Altrettanto diffuse e fisiologiche sono le perdite acquose nel secondo e terzo trimestre di gravidanza in quanto con la crescita della pancia e l’aumento della pressione dell’utero sulla vescica provoca una fuoriuscita, anche minima, di urina, ma potrebbe anche trattarsi di piccole e innocue perdite di liquido amniotico (anche questo accade a molte e non deve destare grande preoccupazione se le perdite si mantengono in termini quantitativi sotto controllo).

Diverse, invece, a fine gravidanza sono le perdite acquose molto abbondanti. In questo caso potrebbe trattarsi della rottura del sacco amniotico con conseguente perdita delle acque in ecco contenute e l’inizio del travaglio.

Cosa fare, dunque, se si hanno perdite acquose in gravidanza? Di solito non occorre fare nulla. Come scritto si tratta di perdite assolutamente normali e fisiologiche. Se però le perdite acquose in gravidanza diventano particolarmente fastidiose, abbondanti, frequenti e maleodoranti, così come se le perdite acquose diventano torbide e perdono limpidezza è necessario rivolgersi al proprio ginecologo per escludere l’eventuale presenza di infezioni vaginali in corso oppure complicazioni.

Anche in caso di dubbio, è sempre consigliato rivolgersi al proprio ginecologo di fiducia che potrà effettuare gli opportuni controlli del caso e suggerire eventuali interventi.