Ha girato Il giovane favoloso, film basato sulla vita di Giacomo Leopardi, e con Qui rido io è tornato a Venezia. Ecco chi è Mario Martone.

Mario Martone è uno dei registi più influenti e apprezzati, tanto dal pubblico quanto dalla critica, presenti nel firmamento italiano. Autore di opere entrate nell’olimpo della cinematografia nazionale, ha ricevuto nel corso della sua carriera diversi riconoscimenti e attestati di stima. Andiamo a scoprire le tappe cruciali della sua gloriosa carriera e conosciamolo meglio pure sul versante della vita privata.

Mario Martone: la biografia

Mario Martone nasce il 20 novembre 1959, sotto il segno dello Scorpione, a Napoli. Intraprende la carriera artistica in ambito teatrale: nel 1976 allestisce il suo primo spettacolo, Faust o la quadratura del cerchio. Passato un biennio, favorito dai fondi e dagli spazi concessi dall’Università, fonda il gruppo Nobili di Rosa. Tra gli spettacoli messi in scena, Avventure al di là di Thule e L’incrinatura.

Quand’è il 1979 la compagnia cambia nome in Falso Movimento e accoglie tra le relative fila i cineasti Pasquale Mari e Angelo Curti. La serie di rappresentazioni è tanto lunga quanto di notevole fascino, solo per citarne alcune: Rosso Texaco; Tango Glaciale (trasmesso dalla Rai); Otello I, II e III; Coltelli nel cuore; Ritorno ad Alphaville.

Mario Martone
Mario Martone

Nel corso del 1986 Falso Movimento finisce per fondersi con il Teatro Studio Caserta di Toni Servillo e il Teatro dei Mutamenti di Antonio Neiwiller: nasce così Teatri Uniti. Per la nuova formazione cura, tra le altre, pure le regie di Filottete e Riccardo II. Compiuto il debutto dietro la macchina da presa tramite un corto sponsorizzato dal Banco di Napoli, seguito da Foresta Nera, sale agli onori delle cronache per Morte di un matematico napoletano. Al primo lungometraggio, si aggiudica il Gran premio della giuria alla mostra di Venezia. La seconda pellicola, L’amore molesto, in concorso anche al Festival di Cannes, trionfa al David di Donatello (ne totalizzerà quattro).

Nel 1997 dirige l’episodio La salita de I vesuviani, un lavoro che presta a dividere notevolmente, poiché il personaggio principale della storia raccontata è chiaramente ispirata al politico Antonio Bassolino. Alle redini di Teatro di guerra e L’odore del sangue, con Michele Placido e Fanny Ardant, si occupa quindi di Noi credevamo (2010): tratto dall’omonimo romanzo di Anna Banti, viene insignito dell’Alabarda d’oro per il miglior film e la miglior sceneggiatura. Il Festival de Cine Italiano de Madrid gli conferisce il premio alla carriera. Inoltre, è a capo di vari allestimenti lirici di successo, tra cui Don Giovanni e Le nozze di Figaro.

L’accurato studio della figura di Giacomo Leopardi conduce, infine, alla realizzazione de Il giovane favoloso, film molto apprezzato che vede Elio Germano interpretare il poeta di Recanati. Succedono Capri-Revolution, Il sindaco del rione Sanità e Qui rido io, lavoro presentato, nel 2021, a Venezia.

Mario Martone: la vita privata

È unito in matrimonio alla sceneggiatrice Ippolita Di Majo, che lo ha reso padre di Luisa. Residente con la famiglia a Roma, nella zona di Trastevere, Martone ha frequentato in passato l’attrice Anna Bonaiuto. Il patrimonio del regista – assente dai social network – non è di dominio pubblico. 

Chi è Ippolita Di Majo, la moglie di Mario Martone

Ippolita Di Majo, nata il 7 febbraio 1972 (Acquario) a Napoli, è figlia di Adele Nunziante Cesaro e dello psicanalista-compositore Giulio Di Majo, professore ordinario di psicologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II. Con il marito porta pure avanti una lunga e proficua collaborazione professionale: ha firmato la sceneggiatura de Il giovane favoloso.

5 curiosità su Mario Martone

– Ha conseguito la laurea honoris causa, presso l’Università della Calabria, in Linguaggi dello Spettacolo del Cinema e dei Media.

– Condirettore dal 2003 del Teatro Stabile di Napoli, ha guidato in passato il Teatro Argentina di Roma (1999-2001) e il Teatro Stabile di Torino (2007-2017).

– Il padre, che di mestiere faceva il pellicciaio, gli ha permesso di scoprire la camera oscura, lo sviluppare e creare immagini.

– Pur orgogliosamente partenopeo, ha affrontato un’unica opera del concittadino Eduardo De Filippo: Il sindaco del rione Sanità. Dietro alla scelta, le difficoltà nell’analizzare sia i testi che la componente recitativa.

– Talvolta sul set gli capita di perdere le staffe. A differenza del teatro, i tempi di ripresa, incalzanti e compressi, costituiscono una fonte di stress.

ultimo aggiornamento: 13-08-2021


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