Marcello Maloberti è un noto artista visivo, la cui ricerca artistica si è concentrata su: performance, video, fotografia, collage e testi.
Il nome di Marcello Maloberti è esploso sui social nel gennaio 2026, quando Stefano De Martino, dopo quasi una settimana dalla morte del padre, ha ricondiviso una storia dell’artista visivo, ovvero una sua frase, con cui ha sintetizzato tutto il dolore per la perdita del genitore. Andiamo a conoscere meglio l’artista.
Chi è Marcello Maloberti: biografia e carriera
Nato a Codogno, in provincia di Lodi, nel 1966, su Marcello Maloberti si conoscono poche notizie. Per quanto riguarda la sua formazione, ha studiato all’Accademia di Brera a Milano. Fin dagli anni ’90 si è imposto all’attenzione per una ricerca che rifiuta confini rigidi tra media, mescolando performance, video, fotografia, installazione, collage e scrittura poetica.
Dal 1999 ha avviato una collaborazione stabile con la Galleria Raffaella Cortese di Milano, che custodisce il suo lavoro principale in Italia ed all’estero.
La sua ricerca artistica si è concentrata, sin dagli inizi della sua carriera, su: performance, video, fotografia, installazioni e progetti multidisciplinari. L’artista ha rivelato di trarre ispirazione da aspetti della realtà urbana, da eventi banali o quotidiani, da stati precari ed “informi” della vita, esplorando il binomio arte/vita con un approccio poetico e a volte provocatorio.
Marcello Maloberti ha esposto in numerose istituzioni italiane come nel caso del PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea a Milano, al Museo Nazionale Etrusco, ma anche nelle cornici di Platea e Casa Masaccio. Mentre sul fronte internazionali, il suo lavoro è stato presentato in contesti come Artefiera ed altre fiere d’arte.
Si è imposto anche nell’ambito accademico come docente titolare della cattedra di Arti Visive alla NABA (Nuova Accademia di Belle Arti), un ruolo che lo ha visto coinvolto nella formazione di nuove generazioni di artisti.
Le tappe più significative della sua carriera
L’artista ha collezionato diverse partecipazioni ad importanti fiere e biennali italiane (Artefiera, miart, ecc.). Ma nel corso della sua carriera ha anche tenuto mostre personali in spazi istituzionali e gallerie, come quelle al BLITZ (con Bartolomeo Pietromarchi) ed al MACRO di Roma (2012). Inoltre ha esposto “Story of a Sbandata” alla Galleria Raffaella Cortese (2019).
L’artista ha promosso “Trionfo dell’Aurora”, un progetto pubblico andato in scena a Lodi nel corso del 2021. La sua “METAL PANIC” presso il PAC – Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano (2025) ha rappresentato la più ampia retrospettiva mai dedicata all’artista, che ha trasformato lo spazio in una sorta di cantiere contemporaneo con installazioni, performance ed opere che celebrano ed interrogano la città di Milano.
Il suo nome è legato anche ad altre opere, tra cui: “Tu sei la memoria della mia notte” al Memoriale della Shoah di Milano (2025); “INCIPIT” alla Galleria Raffaella Cortese (2025); “POESIA” al Museo Nazionale Etrusco di Roma (2025).
L’artista visivo, tra i più attivi e riconosciuti della scena milanese e nazionale a partire dai primi anni del 2000 ha esposto anche delle opere pubbliche e permanenti di grande impatto. Ad esempio “CUORE MIO” nella collezione del Museo a cielo aperto Maria Lai a Ulassai (Sardegna, 2019), ma ha anche apportato suoi interventi in metropolitana a Brescia.
Oltre ad esposizioni in collettive in musei ed istituzioni italiane e internazionali, Marcello Maloberti ha dato vita a progetti che hanno coinvolto il pubblico oppure esplorato il rapporto tra corpo, spazio urbano e memoria.
La vita privata di Marcello Maloberti
L’artista ha fatto parlare esclusivamente le sue opere, mancano invece dettagli sulla sua vita personale, biografia e sfera intima. Negli articoli, interviste e profili disponibili non emergono dettagli sulla sua situazione sentimentale o familiare personale.
Dove vive?
A partire dagli inizi del 2000, l’artista si è imposto tra i nomi più attivi e riconosciuti della scena milanese e nazionale. Vive e lavora a Milano.
Curiosità su Marcello Maloberti
– Stile e temi: la sua ricerca è descritta come un’indagine sul gesto minimo e sul precario, dando vita a performance estreme ma delicate, video poetici, installazioni site-specific che trasformano lo spazio in scena teatrale della vita quotidiana.
– L’artista si è messo in evidenza anche attraverso la dimensione testuale, scrivendo frasi brevi, aforismi, poesie che hanno avuto la capacità di diventare opere autonome o didascalie di immagini.
– “Il mio nome ha la voce di mio padre” è una sua frase, diventata virale nel 2026. Un testo poetico preso in prestito da Stefano De Martino attraverso una condivisione Instagram (nelle storie) pochi giorni dopo la morte improvvisa del padre Enrico De Martino (avvenuta il 19 gennaio 2026 a 61 anni). Stefano ha ripubblicato una storia/post originale di Maloberti con quella frase, usandola per esprimere il proprio dolore ed il legame profondo con il padre, rompendo così un silenzio social durato giorni dopo il lutto. La frase è stata interpretata come un omaggio all’eredità emotiva e identitaria lasciata dal genitore.
– Marcello Maloberti è presente online con il suo sito ufficiale: www.marcellomaloberti.com, che documentata i suoi lavori. Mentre su Instagram condivide regolarmente pensieri, bozze e lavori in corso.
– Maloberti è considerato una figura centrale per il modo in cui ha saputo tenere insieme poesia, azione performativa e riflessione sulla contemporaneità urbana, senza mai cadere in retorica o spettacolarizzazione gratuita.
– La sua pratica è fortemente radicata nel binomio arte/vita: partendo da eventi banali, gesti minimi, situazioni precarie o “informi” della quotidianità urbana, li trasforma in azioni poetiche, a volte ironiche o paradossali, spesso partecipative.