Lisa Montgomery è stata giustiziata in un carcere federale dello Stato dell’Indiana il 13 gennaio 2021, dopo 14 anni trascorsi nel braccio della morte per il suo orrendo crimine.

Prima donna giustiziata in 67 anni, dall’ultima esecuzione del 1953 (quella della detenuta Bonnie Heady, alla pena capitale per aver sequestrato e ucciso un bimbo di 6 anni), Lisa Montgomery si è macchiata di un crimine orrendo e la sua vita è finita con l’iniezione letale in una prigione federale dell’Indiana, il 13 gennaio 2021. La sua biografia e la sua condanna a morte hanno fatto il giro del mondo. Nel 2004, uccise una donna incinta e le strappò la bambina dal grembo per tenerla con sé spacciandosi per sua madre.

Chi era Lisa Montgomery e dove viveva prima del carcere

Lisa Marie Montgomery è nata il 27 febbraio 1968, sotto il segno dei Pesci, in Kansas, Stati Uniti, e ha vissuto a Melvern, città dello stesso Stato, prima di essere arrestata, processata e condannata alla pena di morte per l’atroce delitto di una 23enne, Bobbie Jo Stinnett.

Per quel crimine agghiacciante, confezionato tramite strangolamento e concluso con lo scempio di un cesareo operato con un coltello da cucina per strappare alla vittima la bimba che portava in grembo (all’ottavo mese di gravidanza), un tribunale del Missouri ha stabilito la sua esecuzione con iniezione letale. Pena capitale eseguita nella notte tra il 12 e 13 gennaio 2021 nel penitenziario di Terre Haute, in Indiana.

La storia di Lisa Montgomery, secondo il ritratto della sua difesa a processo, è costellata di traumi infantili e violenze domestiche, tra cui abusi sessuali in famiglia, che avrebbe subito per anni, sin da bambina. Per questo suo vissuto drammatico, i suoi avvocati hanno portato avanti la tesi della totale compromissione della sua capacità di intendere e di volere al momento del fatto.

Lisa Montgomery: dall’omicidio alla condanna a morte

Bobbie Jo Stinnett è la donna di 23 anni uccisa nel 2004 nella sua casa del Missouri. Era il 16 dicembre, l’alba di una delle pagine più cruente e atroci della cronaca americana. Incinta di otto mesi del suo primo figlio, avrebbe messo in vendita uno dei cani dell’allevamento che gestiva con il marito, e sarebbe stato proprio questo l’oggetto del primo contatto con la sua assassina.

Fingendo di essere interessata a concludere l’acquisto dell’animale, Lisa Montgomery avrebbe avviato una comunicazione con Bobbie Jo Stinnett via web, per poi accordarsi sull’incontro.

Una volta raggiunta la destinazione, Lisa Montgomery avrebbe strangolato la 23enne lasciandola a terra, prima di avventarsi sul suo corpo con un coltello da cucina e strapparle la bambina dal grembo.

Una volta consumato il massacro, la piccola ancora viva tra le braccia, si sarebbe dileguata e avrebbe telefonato al marito, Kevin Montgomery, per rivelargli di aver partorito (all’uomo avrebbe mentito, tempo prima, sostenendo di essere incinta) dopo essere entrata in travaglio mentre si trovava in un supermercato. Il coniuge, sposato con lei dal 2000, si sarebbe recato sul posto per riportarla a casa, insieme alla piccola che la moglie avrebbe dichiarato essere sua figlia.

Sopravvissuta alla morte della vera madre, dopo l’arresto di Lisa Montgomery la bimba è stata affidata al padre biologico. 16 anni compiuti nel 2021, Victoria Jo Stinnett, questo il suo nome, ha sempre evitato di parlare con la stampa della terribile vicenda.

L’esecuzione di Lisa Montgomery, prima donna giustiziata dal 1953

La condanna a morte a carico di Lisa Montgomery è stata eseguita nella notte tra il 12 e 13 gennaio 2021. Il decesso è stato dichiarato all’1.31, uccisa con una iniezione letale nel carcere di Terre Haute.

È la prima donna a essere giustiziata negli Stati Uniti a livello federale dal 1953, quasi 70 anni dopo l’esecuzione di Bonnie Heady, condannata per l’omicidio di un bambino.

Il giorno prima, per Lisa Montgomery era arrivata la sospensione temporanea – per decisione di un giudice federale – affinché le fosse concessa una perizia psichiatrica come richiesto dalla difesa.

Uno spiraglio su cui è intervenuta la revoca della Corte suprema, che ha dato il via libera all’esecuzione. Il team di legali che ha assistito la 52enne ha sempre sostenuto l’infermità mentale, condizione su cui avrebbero gravato, stando alla difesa, gravi danni cerebrali che l’avrebbero accompagnata fin dalla nascita.


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