Alti e bassi ne hanno scandito la carriera. Ex ala della Juventus, Domenico Marocchino si è trasformato in un abile opinionista.

Esterno offensivo, talentuoso ma con il ‘vizietto’ delle donne: non sarà stato George Best, ma con il fuoriclasse nordirlandese alcuni punti in comune li aveva, Domenico Marocchino. Archiviati i fasti sul rettangolo verde, l’ex ala ha mantenuto un forte legame con il primo amore e oggi è un affermato opinionista. Ripercorriamone carriera dentro e fuori dal campo, fino alla ‘convocazione’ nella squadra di Notti Europee, la trasmissione Rai dedicata alla kermesse continentale.

Domenico Marocchino: la biografia

Domenico Marocchino nasce a Vercelli, in Piemonte, il 5 maggio 1957, sotto il segno zodiacale del Toro. Cresce nelle giovanili della Juventus, indossa le casacche di Juniorcasale e Cremonese. Quindi, esordisce in Serie A tra le fila dell’Atalanta, il 17 dicembre 1978, in occasione della partita contro la Fiorentina.

La stagione seguente rifà capolino a Torino e per quattro anni milita nella Juventus, conquistando due scudetti e una Coppa Italia. Vive di alti e bassi. È molto discontinuo, complice il carattere esuberante. Ma per la Vecchia Signora recita un ruolo da protagonista nel 1981-1982.

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Domenico Marocchino
Domenico Marocchino

Complice il serio infortunio occorso a Roberto Bettega, trova spazio. Le prestazioni di Marocchino sono brillanti: non sfigura affatto in un gruppo che annovera Tardelli, Galderisi, Brady e Virdis. Apporto ripagato dalla chiamata in Nazionale maggiore: il ct Bearzot lo schiera titolare contro il Lussemburgo il 5 dicembre 1981, al San Paolo di Napoli. Lui serve un assist al bacio per il colpo di testa vincente di Roberto Pruzzo dopo 6 giri di lancetta: sarà il suo unico gettone in maglia azzurra.

Successivamente veste le maglie di Sampdoria e Bologna, prima di appendere gli scarpini al chiodo nei professionisti, vissuto un fugace ritorno a Casale Monferrato, nel 1988. Con la Valenzana, in Interregionale, milita fino al 1992. Complessivamente raccoglie 131 presenze e 11 reti in Serie A, e 104 presenta e 6 reti in Serie B. Nel 1997-1998 guida da allenatore il Chivasso in Eccellenza, lasciando la panchina a metà torneo. In qualità di opinionista partecipa a vari programmi sportivi su emittenti nazionali e regionali, fra cui A tutta rete e Dribbling su Rai Due.

Domenico Marocchino: la vita privata

Sposato e separato, Domenico Marocchino ha un figlio Andrea, nato durante la parentesi al Bologna. Secondo quanto si apprende, attualmente vive a Santhià, un piccolo comune in provincia di Vercelli. Gli unici profili social a suo nome sono quelli gestiti direttamente dai fan. Non è dato sapere a quanto ammonti il patrimonio.

5 curiosità su Domenico Marocchino 

Fumava da tre a quindici sigarette al giorno nel pieno della carriera.

Boniperti, che lo conosceva fin da quando era un ragazzino, lo fece pedinare, appena tornò a Torino. Il presidente pagava militari in pensione per controllare i giocatori, soprattutto di notte.

Giovanni Trapattoni lo ha definito una grossa delusione: aveva grandi doti e avrebbe potuto garantire un contributo maggiore, per quattro o cinque anni, non solo per uno.

– Ha subito la multa più salata per non essersi svegliato in orario e salito sul pullman della Juve, impegnata a Verona. Lo sbaglio gli costò cinque milioni di lire.

– Nella gara di ritorno con il Widzew Łódź uno stuolo di entusiaste ragazzine polacche lo accolse esibendo uno striscione con la scritta in italiano “Marocchino, vieni a ballare con noi in discoteca”. A riprova che lo precedeva una certa fama


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