Amanda Knox racconta sofferenze mai svelate

Amanda Knox, nell’anniversario della sua assoluzione, racconta le sue sofferenze in una lettera al West Seattle Heral: “Non riesco a essere felice”

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Amanda Knox, dopo essere stata assolta un anno fa per il delitto di Meredith Kercher, ha scritto una lunga lettera al giornale statunitense West Seattle Herald  e per il quale collabora, dove racconta la sua esperienza in carcere e rivela di non riuscire più ad essere felice. La giovane americana era stata accusata insieme all’ex fidanzato Raffaele Sollecito dell’omicidio di Meredith Kercher a Perugia ma alla fine era stata definitivamente assolta.

Amanda Knox ha raccontato di come questa esperienza l’abbia segnata e quali sono state le sofferenze patite mentre si trovava in carcere:

“Un ricordo può essere viscerale. Può essere pesante. Ti può far sentire come se stessi soffocando, come se stessi annegando. Nell’anniversario della mia assoluzione definitiva, la prima cosa che mi viene in mente non è il momento in cui guardando sullo schermo del mio pc ho visto le reazioni incredule davanti alla mia assoluzione.

Non sono le lacrime dei miei amici e della mia famiglia per la fine della persecuzione, del dolore.

Quello che mi viene in mente è una mia compagna di cella, che chiameremo Bernadette, seduta di fronte a me, mentre strappava le pagine del mio diario, fino a non lasciare nulla”.

A proposito della sua compagna di cella rivela:

“Ha passato quasi tutti il tempo in dormiveglia, si era convinta che stessi scrivendo qualcosa di brutto su di lei, che facessi la spia. Ho provato a ragionare con lei, ma era troppo convinta.

Non avevo molto, in prigione, ma avevo quel diario. Era il posto in cui scrivevo quello che volevo ricordare. Era un’estensione di me stessa, come tutto quello che già mi era stato portato via: la mia famiglia, i miei amici, il mio futuro.

Quello che ha fatto Bernadette è un po’ l’esperienza che ho vissuto nelle mani del sistema giudiziario. Il mio diario era la mia libertà.

Bernadette non era cattiva. Solo, stava sbagliando. È curioso, che tuttora io sia così sensibile a quella sensazione di sopraffazione.

Pensavo che a Pasqua, con la mia famiglia che si riunisce a bere e a mangiare, mi sarei sentita felice. Ma a solo un anno da quel periodo in cui la mia libertà è stata negata, forse sto ancora elaborando cosa è successo”.

Infine Amanda Knox conclude:

“Spero di potermi sentire in pace, che questa ferita guarisca. Noi stessi siamo quello che ci resta e anche quando le parole se ne sono andate, questo peso viscerale ha un significato: il corpo non dimentica mai”.

Su questo  terribile caso di omicidio è stata ispirata anche una pellicola intitolata The Face of an Angel dove nei panni di Amanda Knox c’è la bellissima modella Cara Delevingne.