Joe Biden, nel giorno dell’insediamento, ha annunciato il rientro degli Stati Uniti nell’accordo di Parigi: ecco in cosa consiste.

Joe Biden, nel suo discorso di insediamento alla Casa Bianca – avvenuto il 20 gennaio 2021 – ha citato il rientro degli Stati Uniti d’America nell’accordo di Parigi. Un atto doveroso e necessario dopo che Trump aveva deciso di uscirne nel 2017. Ma in cosa consiste questo accordo sul clima? E quali sono i Paesi che vi aderiscono, oltre agli Stati Uniti? Vediamo tutto nel dettaglio.

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Cos’è l’accordo di Parigi

Da quando il Presidente della Casa Bianca, Joe Biden, ha annunciato di aver firmato per il rientro degli Stati Uniti, all’interno dell’accordo di Parigi non si fa che parlare di questo. Ma in cosa consiste?

Il protocollo di Parigi, istituito nel 2015, ha l’obiettivo di monitorare e ridurre le emissioni di gas serra e di contenere l’aumento della temperatura al di sotto dei due gradi centigradi. Tutti gli stati firmatari dell’accordo, infatti, hanno deciso di impegnarsi nel limitare, anche, l’aumento della temperatura a 1,5 gradi. Ma non è tutto.

L’accordo, inoltre, non fa riferimento solo al clima, ma anche alla finanza a partire dall’anno 2020. Ogni cinque anni, inoltre, i paesi che ne fanno parte devono sottoporsi a delle revisioni migliorative.

Joe Biden
Joe Biden

Accordo di Parigi: i paesi aderenti

Stipulato nel 2015, il protocollo di Parigi è entrato in vigore l’anno successivo, precisamente nel novembre del 2016. Attualmente i paesi che hanno deciso di aderire a tale accordo sono 197, tra cui l’intera Unione Europea. Si attende, inoltre, che anche altri paesi – facente parte di tutto il continente – decidano di entrarne a far parte.

A firmare il protocollo, inoltre, sono stati anche la Cina, l’India e – dal 2020 – sono rientrati anche gli Stati Uniti d’America. All’epoca era stato Barack Obama ad aver deciso di entrare a far parte del protocollo avendo firmato anche il documento originale.

L’unione europea, infine, ha deciso di firmare l’accordo nell’aprile del 2016. A firmare è stato Sharon Dijksma, all’epoca Presidente del Consiglio europeo, e Maros Sefcovic, ex vicepresidente della Commissione europea.

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