L’aborto spontaneo è una condizione che si verifica prima della ventesima settimana di gestazione e interessa circa il 15 o 20% delle gravidanze.

Quando l’interruzione della gravidanza avviene in maniera involontaria si parla di aborto spontaneo. Con questo temine si indica un’interruzione della gravidanza che avviene entro 180 giorni calcolati dall’inizio dell’ultima mestruazione. L’aborto spontaneo si verifica in quasi due gravidanze su dieci e si distingue dall’aborto terapeutico, che avviene invece in maniera “volontaria”. Ci sono diversi fattori che sono correlati all’insorgenza dell’aborto spontaneo, e altrettanti fattori patologici, ma anche sociali, che possono giustificare la necessità di un aborto terapeutico, vediamo i principali.

Aborto spontaneo: sintomi e cause

In questo periodo di tempo alcuni sintomi che possono rappresentare una minaccia di aborto possono essere le perdite di sangue unite a crampi. Ci sono però anche casi di aborti completamente privi di sintomi.

Esistono diverse cause di aborto spontaneo, tra queste ci sono ad esempio i traumi e le infezioni virali, come quelle causate dal Rubella virus, che causa la rosolia, e dal Citomegalovirus, o altre patologie infettive come la toxoplasmosi.

Donna triste
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Altre cause possono includere malattie autoimmuni e malformazioni congenite oppure acquisite. Oltre alle cause vere e proprie ci sono poi diversi altri fattori di rischio come ad esempio l’età (superiore a 35 anni), l’uso di droghe, il fumo di sigaretta e alcune patologie croniche come il diabete, disturbi alla tiroide e l’ipertensione.

Quando l’aborto naturale si verifica prima della 12esima settimana di gestazione si parla di aborto precoce, mentre tra la 12esima e la 20esima settimana si ha quello tardivo.

Quando si parla di aborto terapeutico?

L’aborto terapeutico è un’interruzione della gravidanza indotta per salvaguardare la salute della madre, o intervenire nel caso di gravi patologie a carico del feto.

L’interruzione volontaria della gravidanza, infatti, può essere praticata entro i primi novanta giorni di gestazione per motivi di salute, ma anche economici o socio-familiari. Dopo i novanta giorni, invece, l’interruzione di gravidanza può essere portata a termine solo a determinate condizioni.

In particolare questa viene effettuata quando la gravidanza o il parto stesso possono comportare gravi rischi per la futura madre o quando siano in atto patologie, incluse quelle del nascituro, che possano mettere a rischio la salute fisica oppure psichica della gestante.

L’aborto terapeutico è regolato in Italia dalla legge n° 194 del 1978 sulla tutela della maternità. L’interruzione di gravidanza avviene attraverso il metodo farmacologico o quello chirurgico, e può essere eseguita presso le strutture ambulatoriali o i consultori attrezzati.

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