Positività tossica: cos’è, cosa la distingue dal sano ottimismo e perché dovremmo cercare di evitarla.

L’ottimismo è il profumo della vita, ci ricordava Tonino Guerra in un noto spot di alcuni anni fa. Ed è in parte vero, ma non bisogna esagerare. Non tutto l’ottimismo è infatti di per sé una buona cosa, specialmente quando si trasforma in con la positività tossica. Di cosa si tratta? Di un’esperienza di cui tutti noi abbiamo fatto esperienza diverse volte nella vita, specialmente quando ci siamo trovati a dover affrontare momenti di particolare difficoltà, come la fine di una storia d’amore, la perdita del lavoro o di un caro. Proprio in queste situazioni si può insinuare infatti quel tipo di positività che porta a negare l’esistenza di sentimenti negativi e ci porta a reprimere stati d’animo che dovremmo vivere.

Positività tossica: alcuni esempi

A chi non è mai capitato di dire o sentirsi dire frasi del tipo: “Andrà tutto bene“, “C’è di peggio“, “Guarda il lato positivo“. A molti di noi, se non a tutti, sarà venuto in automatico di fronte a situazioni particolarmente negative vissute da chi ci è a cuore. Quando pronunciamo quel tipo di frasi siamo infatti (quasi) sempre bene intenzionati. Ma di fatto non aiutiamo chi sta soffrendo, anzi, lo costringiamo a indossare una maschera di felicità e a reprimere sentimenti che dovrebbero essere accettati e vissuti.

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L’ottimismo è una cosa buona, ma in questi casi diventa un eccesso, come ogni cosa. Rifugiandoci sempre in questo genere di positività rischiamo infatti di non accettare più l’imperfezione delle nostre vite, alimentando l’invidia verso chi propone stereotipi di perfezione, come i personaggi famosi che seguiamo in televisione o sui social. E facendo questo, semplificando eccessivamente il nostro cervello e le nostre emozioni, rischiamo di incorrere in danni per la nostra salute mentale.

Positività tossica e Covid

Durante la pandemia, il concetto di positività tossica si è diffuso rapidamente e ha preso il sopravvento. Basti pensare al claim ‘andrà tutto bene’, diventato di fatto il motto di un momento di crisi in cui no, non è andato tutto bene. Anzi, sono state decisamente di più le cose andate male. Ma anche in questo caso l’eccesso di positività si trasforma in un danno, in quanto si limita all’eliminazione dei pensieri negativi senza alcuna loro elaborazione e senza una comprensione delle ragioni che li hanno portati a svilupparsi.

Il giudizio dietro la positività tossica

Un ulteriore problema all’eccesso di positività si nasconde proprio in quel genere di frasi che abbiamo citato, quelle utilizzate per tirare su di morale una persona in difficoltà. Ogni volta che infatti chiediamo a qualcuno di guardare il lato positivo, celiamo involontariamente dietro le nostre parole un giudizio del tipo “non hai fatto abbastanza” o “se stai male è colpa tua“.

Questo è il motivo per cui, quando qualcuno ci parla con questo genere d’incoraggiamenti, ci ritroviamo con un grosso senso di colpa dentro di noi, di fatto sentendoci incapaci di trovare le energie e la giusta via per cercare di superare la sofferenza che stiamo vivendo. Da qui la necessità di imparare a fare a meno dei meccanismi di positività tossica, di imparare ad accettare la tristezza nostra e altrui, senza imporre o imporci una felicità culturale e sociale che non rappresenta il nostro vero stato d’animo. Non che ci si debba inglobare in un eterno Blue Monday, anzi, ma come sempre sarebbe opportuno perseguire l’equilibrio per vivere la vita in tutte le sue sfaccettature, siano esse positive o negative.

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ultimo aggiornamento: 28-09-2021


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