Manuela Bailo è morta nel 2018, uccisa nel fiore degli anni. La sua storia è finita tra le pagine drammatiche della cronaca, ed è stata raccontata dal programma Amore Criminale su Rai 3.

La trasmissione Amore Criminale, condotta da Veronica Pivetti su Rai 3, si è occupata del terribile caso di Manuela Bailo, 35enne uccisa a Brescia nel 2018. La sua storia è finita sulle prime pagine, al centro di uno dei fatti di sangue tra i più atroci. La vita di Manuela Bailo è stata spezzata per sempre in una notte di luglio, macchiata in modo indelebile da una mano assassina che spento il suo sorriso, e i suoi tanti sogni.

Chi era Manuela Bailo e dove viveva?

Manuela Bailo aveva 35 anni quando, il 28 luglio 2018, è stata uccisa. Assassinata, diranno le carte del processo al carico dell’unico imputato dell’omicidio, da un uomo che era suo collega e con cui avrebbe intrecciato una relazione. Originaria di Nave (Brescia) dove viveva, Manuela Bailo è nata il 26 giugno 1983 sotto il segno del Cancro.

Lavorava come impiegata presso un Caf della Uil, e l’ultima sua immagine, emersa a favore di cronaca dopo l’efferato delitto, è quella di una giovane donna sorridente. L’istantanea di una cornice felice che stride con l’orrore di cui è stata vittima.

Manuela Bailo: l’omicidio e il processo

La morte di Manuela Bailo, il cui caso è stato raccontato dalla trasmissione Amore Criminale, condotta da Veronica Pivetti su Rai 3, risale al 28 luglio 2018. Aveva 35 anni quando Fabrizio Pasini, un collega sposato e con figli, secondo la ricostruzione l’avrebbe uccisa dopo aver iniziato una relazione con lei.

È il ritratto di un dramma che si sarebbe consumato a casa della madre dell’uomo, poi condannato con rito abbreviato a 16 anni di reclusione per omicidio ed occultamento di cadavere. Il processo a carico di Pasini, con rito abbreviato, si è concluso con l’esclusione dell’aggravante della premeditazione.

Secondo quanto emerso sul caso, dopo l’omicidio il corpo della giovane venne abbandonato nelle campagne del Cremonese. Il pm aveva chiesto 30 anni, ma la condanna a 16 anni pronunciata prima dal gip e poi confermata in appello, sarebbe diventata definitiva, senza terzo grado di giudizio, dopo la rinuncia al ricorso in Cassazione contro la sentenza da parte della Procura generale di Brescia.


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