Alvaro Marchini ha avviato la figlia Simona Marchini all’arte, anche se nella vita si è dedicato a due mondi: politica e imprenditoria.

Ha introdotto alla carriera la figlia Simona, attrice di cinema e presentatrice tv affermata, pioniera nel genere comico per un personaggio femminile in Italia. Ma Alvaro Marchini è stato essenzialmente un uomo dal forte credo politico, schierato soprattutto contro il regime fascista, un imprenditore attivo nelle costruzioni con il fratello e un gallerista. Inoltre, mosso dalla passione per il calcio, negli anni Sessanta ha ricoperto il ruolo di presidente della Roma. Ma non corriamo troppo e vediamo insieme quali vicissitudini ne hanno scandito la vita.

Terza dose Vaccino, a chi spetta prima e quanto dura.

Alvaro Marchini: la biografia

Alvaro Marchini nacque il 7 novembre 1916, sotto il segno del Sagittario, a Città del Pieve, in provincia di Perugia. Suo padre Alessandro, muratore socialista, fu costretto a fuggire da Moiano, in provincia di Benevento, per via delle persecuzioni fasciste; giunto a Roma, si mise in affari con l’ingegnere comunista Fausto Marzi Marchesi nel settore delle costruzioni. A partire dal 1935, Alvaro, insieme al fratello maggiore Alfio, cominciò a fare propaganda per il Partito Comunista nei cantieri dell’impresa di costruzione di famiglia.

Nel 1938 i fratelli aprirono clandestinamente una tipografia per stampare materiale antifascista. Dopo la fuga di Vittorio Emanuele III, Alvaro accettò la proposta di occuparsi della stampa de L’Unità. Alla resistenza prestò contributo sotto lo pseudonimo di Andrea, al comando di una propria formazione partigiana attiva nella zona di Porterotondo e guadagnandosi una medaglia d’argento al valore militare. Il 24 ottobre 1943 orchestrò la fuga di prigionieri russi dal campo di concentramento a nord della Capitale. E, una volta provveduto a liberarla, stabilì di assaltare il Comando tedesco. Che, a termine di uno strenuo combattimento, decise di arrendersi, non senza morti e feriti. Al loro arrivo (9 giugno 1944), gli alleati trovarono il paese già completamente liberato.

Nel 1944 Alfio e Alvaro Marchini costituirono un gruppo immobiliare per l’acquisto del palazzo in via delle Botteghe Oscure, per poi completarlo. Il fabbricato fu poi ceduto al PCI, che ne fece la sede nazionale per quasi mezzo secolo. La società dei fratelli Marchini ebbe un ruolo di primissimo piano nella Roma degli Anni ’50 e ’60: nel rione Prati, su un terreno comprato dal Vaticano, fecero erigere l’albergo Leonardo Da Vinci; edificarono, quindi, un intero quartiere di palazzine alla Magliana sotto il livello del Tevere, i palazzi intensivi nella zona dell’ospedale San Camillo e il quartiere intorno a Ponte Marconi.

Oltre agli interessi come costruttore, Alvaro Marchini affiancò quelli di gallerista: nel 1959, inaugurò la Galleria Nuova Pesa. Tramite tale iniziativa, intese promuovere l’arte figurativa nei confronti di quella informale. Pertanto, sostenne la “scuola romana” ma allestì pure la prima mostra di Picasso nella Capitale. Nel 1965 i fratelli Marchini fecero il loro ingresso nel management della AS Roma, in un periodo finanziario sull’orlo del fallimento per la società sportiva. Il 23 dicembre 1968, Alvaro assunse la carica di Presidente e, a seguito della proclamazione, ereditò il contratto con Helenio Herrera già sottoscritto dalla vecchia dirigenza. Sebbene con l’allenatore il rapporto non fu mai idilliaco, lo confermò sulla panchina dei giallorossi pure nella stagione successiva, praticamente costretto visto che il tecnico argentino aveva appena conquistato la seconda Coppa Italia del club capitolino.

Nel 1969-1970, Herrera non seppe andare oltre l’undicesimo posto in campionato, mentre concluse il cammino in Coppa delle Coppe terminò in semifinale. I risultati, ritenuti insufficienti, spinsero la Presidenza a sollevare il tecnico dall’incarico, sostituendolo con l’ex portiere Luciano Tessari. Le difficoltà finanziarie, mai completamente sanate, costrinsero Alvaro Marchini a lasciar partire in direzione Juventus i giovani talenti Fabio Capello, Fausto Landini e Luciano Spinosi, in cambio di Luis Del Sol, Roberto Vieri, Paolo Viganò, Gianfranco Zigoni e un conguaglio economico.

Ma la decisione gli si ritorse contro: la piazza, inferocita, pretese le sue dimissioni. Ottenuto il miglior piazzamento (sesto posto) della sua presidenza, a fine stagione Marchini li accontentò e cedette la società a Gaetano Anzalone per un miliardo e 480 milioni. Morì il 24 settembre 1985 a Grottaferrata.

Alvaro Marchini: la vita privata

Fondatore di una compagnia filodrammatica amatoriale, ha trasmesso il suo lato artistico alle figlie Simona e Carla, quest’ultima direttrice teatrale. Per buona parte della vita ha vissuto a Roma, mentre sul patrimonio non sono disponibili informazioni.

4 curiosità su Alvaro Marchini

– Nel 1975 scrisse un libro di memoria sulla sua attività partigiana, intitolato Andrea, dal suo nome di battaglia.

– Massimo Caprara, per anni segretario personale di Palmiro Togliatti, sostenne che il palazzo, poi destinato al PCI, sia stato comprato con il denaro proveniente dal cosiddetto oro di Dongo, ovvero dai beni sottratti al Duce e ai gerarchi al momento della loro cattura da parte delle Brigate Rosse. Il partito ha sempre negato tali voci.

– L’orientamento politico e la carriera lavorativa gli valsero gli appellativi di “palazzinaro comunista” e “miliardario rosso”.

– Lui e il fratello Alfio li chiamavano “calce e martello”, per il loro crede comunista, mai rinnegato.

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Ultimo aggiornamento: 07-11-2021


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