Carlo Cracco lascia MasterChef: ecco il vero motivo dietro al suo ritiro

Dopo sei stagioni MasterChef perde il suo “chef più sexy d’Italia”: Carlo Cracco. Ecco che cosa lo ha spinto ad abbandonare la trasmissione

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“Giovedì premierò il vincitore e poi mi fermo. Devo pensare a costruire il futuro, mio e di tutto lo staff. E anche della cucina italiana”, ha dichiarato Carlo Cracco a Repubblica. In molti scommettono che ci siano di mezzo dei dissapori con i colleghi e con la produzione, ma lui nega. Si tratta semplicemente di voglia di rimettersi in gioco, non più davanti alle telecamere:

“C’è un tempo per tutto, s’invecchia e qualcuno prenderà il mio posto”, ha affermato lo chef, convinto della sua decisione.

Ma Carlo Cracco non si ferma: ha moltissimi progetti in ballo

Due nuovi ristoranti lo terranno impegnatissimo: uno in Galleria Vittorio Emanuele e l’altro in piazzale Accursio, a Milano.

“È un impegno che mi assorbirà totalmente nei prossimi mesi e a cui mi dedicherò con tutto me stesso. Non c’è spazio per altro, nemmeno per MasterChef che tanto mi ha dato, una esperienza fantastica“, ha confermato.

“Il nostro lavoro adesso non è solo stare in cucina. Questa è una visione vecchia del mestiere. Devi essere manager, le nostre sono aziende, hai la responsabilità di tante persone.

E comunque in cucina ci sono sempre stato, anche in questi sei anni. Mettiamola così, starò ancora di più in cucina“, ha raccontato.

Non sa dire molto, invece, su chi lo sostituirà nella prossima edizione: “Non dipende da me, magari una donna”.

Non ditegli che la sua è “alta cucina”

Lo chef non definisce la sua alta cucina per un motivo ben preciso: “Solo i francesi possono usare il termine alta cucina, loro la fanno da tempo immemorabile, in contrasto con la cucina borghese e quella popolare. Noi siamo partiti con la Nouvelle Cuisine introdotta da Marchesi 30 anni fa che per la cronaca veniva sbeffeggiata per le piccole porzioni e l’originalità.

Lo dico sempre al mio sous-chef Luca Sacchi: ora tutti parlano e sanno di cucina proprio come di calcio, ma non abbiamo la loro storia. Quindi non ha senso rifarsi all’alta cucina. Faccio cucina d’autore, che è già un’impresa”.