Lo sbadiglio è contagioso, non ci sono dubbi, ma vi siete mai chiesti perché lo è? Scopriamo come nasce questo ‘gesto’ e che funzione ha.
Capita a tutti di vedere qualcuno sbadigliare e di essere a sua volta contagiato. Ci sono persone a cui basta addirittura leggere la parola sbadiglio per spalancare la bocca e ‘dare’ aria ai polmoni. Ma, vi siete ma chiesti a cosa serve questo ‘gesto’ e perché è contagioso?
Perché lo sbadiglio è contagioso
Non si avverte né noia né stanchezza, eppure basta vedere qualcuno sbadigliare per fare altrettanto: vi è mai successo? Siamo pronti a scommettere che la risposta sia affermativa, anche perché, secondo gli scienziati, l’essere umano inizia a sbadigliare quando si trova ancora nel grembo materno. Tuttavia, bisogna fare una distinzione tra lo sbadiglio spontaneo e quello contagioso.
In entrambi i casi, è un un ciclo respiratorio improvviso della durata di 5/10 secondi, caratterizzato sempre dagli stessi movimenti: ispirazione ampia, lenta e profonda con la bocca spalancata, breve pausa spesso associata a chiusura degli occhi e stiramento degli arti e un’espirazione passiva, seguita da rilassamento muscolare.
Ancora non si conosce con esattezza la causa dello sbadiglio, ma sappiamo che quello contagioso sorge per imitazione. Secondo gli esperti, la ‘colpa’ è dei neuroni specchio che interpretano la riproduzione come una sorta di dimostrazione di empatia sociale.

Sbadiglio e relazioni sociali: un modo per coordinarsi
Appurato che sbadigliare è contagioso e che si tratta di una sorta di dimostrazione di empatia sociale, una domanda sorge spontanea: in che modo questo gesto può interferire con i rapporti umani? Alcuni studiosi hanno trovato un risposta osservando gli struzzi. Pare che quest’ultimi lo facciano per sincronizzare i comportamenti all’interno dei loro gruppi, soprattutto nei momenti di veglia e di riposo.
Secondo i ricercatori, quindi, lo sbadiglio potrebbe servire come segnale di un cambiamento di stato, un modo per richiamare gli altri alla vigilanza, così da garantire la sicurezza collettiva. Nelle relazioni tra esseri umani, tutto ciò si traduce come un modo per coordinare i comportamenti all’interno di un gruppo.