Walter Nudo, parole durissime in tv: “Il sesso era una droga, le donne erano un mezzo”

Walter Nudo, parole durissime in tv: “Il sesso era una droga, le donne erano un mezzo”

Ospite di Ciao Maschio su Rai 1, Walter Nudo si confessa senza filtri: dall’infanzia alla dipendenza dal sesso.

A giugno aveva fatto parlare di sé per il ritorno alla recitazione dopo due ictus. Oggi, Walter Nudo si mette a nudo come mai prima d’ora. Ospite del programma Ciao Maschio, condotto da Nunzia De Girolamo e andato in onda sabato 3 gennaio su Rai 1, l’attore ha ripercorso alcuni dei momenti più difficili della sua esistenza, affrontando il dolore dell’infanzia, la ferita del non sentirsi amato e una sessualità vissuta per anni come dipendenza emotiva.

Walter Nudo parla della sua infanzia a Ciao Maschio

Walter Nudo parte dall’infanzia, descritta così: “Balbettavo quando avevo cinque anni, sono dislessico e l’ho scoperto solo dieci anni fa. Da piccolo pensavo solo di essere un po’ più stupido degli altri“. Quel disagio, racconta, ha lasciato segni profondi, arrivando a sfiorare pensieri estremi quando aveva solo 12 anni: “C’è stato un momento in cui credevo che il mondo fuori sarebbe stato migliore anche senza di me“.

A incidere più di ogni altra cosa è stato il rapporto con la madre, vissuto come distante. “Le ferite più forti arrivano dai genitori. Dal non essere visti. Quando mamma o papà omettono, vuol dire che non esistiamo“. È in quella mancanza, spiega l’attore, che nasce la ferita originaria che ha condizionato la sua vita emotiva.

“Anche con tre o quattro donne”: quando il sesso diventa una dipendenza

Quella ferita si è riflessa, negli anni, nelle relazioni affettive e sessuali. “Con tutte le donne che ho avuto, io cercavo mia mamma. C’è stato un periodo in cui il sesso è stato una droga per me“, una confessione cruda fatta durante l’intervista a Ciao Maschio.

Walter Nudo racconta un comportamento compulsivo e ripetitivo: “Andavo con una donna e poi non volevo più vederla. Anche con tre o quattro donne in poche ore. Era un rifiuto“. Oggi riconosce quel meccanismo come un tentativo di riprendersi un potere perso nell’infanzia. “È come se i nostri genitori ci avessero tolto il potere di essere noi stessi. Io cercavo di riprendermelo così“.

La consapevolezza arriva con il tempo e con il lavoro su se stesso. “Ho chiesto scusa a tutte le donne che ho avuto nella mia vita. Erano un mezzo per compensare quella ferita. Quando realizzi una cosa, hai il dovere di alzarti in piedi e dirlo“.