“Una lettera anonima, non potevo difendermi”: la verità di Sgarbi e il gelo con la figlia Evelina

“Una lettera anonima, non potevo difendermi”: la verità di Sgarbi e il gelo con la figlia Evelina

Vittorio Sgarbi rompe il silenzio dopo l’assoluzione: dalla lettera anonima che lo ha portato alle dimissioni al difficile rapporto con la figlia Evelina.

Mentre continua la vicenda familiare con la figlia Evelina, Vittorio Sgarbi si trova ancora al centro dell’attenzione dopo l’assoluzione legata al caso del dipinto attribuito a Rutilio Manetti. In un’intervista al Corriere della Sera, il critico d’arte torna su due capitoli che hanno segnato profondamente la sua vita recente. Il retroscena dietro le sue dimissioni da sottosegretario alla Cultura e il rapporto sempre più teso con la figlia.

Il rapporto con la figlia Evelina Sgarbi

Il rapporto con la figlia Evelina Sgarbi è uno dei temi più sensibili affrontati nell’intervista al Corriere della Sera. Soprattutto alla luce dell’azione legale intrapresa dalla giovane nei suoi confronti. Vittorio Sgarbi esprime una profonda incomprensione per il modo in cui la vicenda è stata gestita pubblicamente: “Non capisco, o forse lo capisco fin troppo bene, perché Evelina interpelli i giornali e le televisioni e non me, neanche dopo questa assoluzione, giusto per dirmi che le fa piacere“.

Il critico d’arte tiene a precisare di non aver cercato la spettacolarizzazione del conflitto familiare. “Non sono stato certo io a volere lo spettacolo. Io voglio essere solo lasciato in pace“, afferma. Alla domanda su un eventuale messaggio diretto alla figlia, la risposta è netta: “Ho già detto tutto quello che umanamente andava detto“.

E aggiunge una riflessione che suona come un invito a cambiare approccio: “Potrei solo invitarla di nuovo, più che altro per il suo bene, a non dichiarare di pensare al mio bene quando mi porta in tribunale“.

La lettera anonima e le dimissioni di Vittorio Sgarbi

Uno dei punti più controversi nella vita recente di Vittorio Sgarbi riguarda la decisione di lasciare l’incarico istituzionale nel febbraio 2024. Il critico d’arte spiega che alla base delle sue dimissioni vi sarebbe stata una “lettera anonima“. Presa sul serio dagli organi di informazione, il cui autore – secondo quanto riferito – “che ora è indagato dalla Procura della Repubblica per varie ipotesi di reato, e per via di questa vicenda del Manetti che mi ha visto assolto“.

Sgarbi sottolinea come il ruolo istituzionale gli impedisse di replicare liberamente alle accuse e di difendersi nel modo che avrebbe ritenuto opportuno. “Non potevo difendermi da sottosegretario, anche perché i miei legali mi hanno consigliato di non partecipare al gioco al massacro dei media“, ha spiegato al Corriere della Sera.

Nonostante tutto, oggi non sembra intenzionato a chiedere rivalse: “Ma adesso non chiedo in cambio nulla a nessuno. Men che meno risarcimenti morali“.

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