Bufera al Festival di Sanremo 2026: sui social si parla di possibile “squalifica” per Ermal Meta. Tutti i dettagli sulle accuse contro la sua canzone.
Mentre incalza la polemica sulla presunta censura della Rai del bacio saffico di Levante e Gaia, un’altra vicenda scuote il Festival di Sanremo 2026 proprio alla vigilia della finale. Le luci del Teatro Ariston sono pronte ad accendersi per l’ultima, attesissima serata, ma l’atmosfera è carica di tensione. Non si parla soltanto di favoriti, classifiche provvisorie o look da red carpet: al centro del dibattito c’è un’accusa pesante che coinvolge uno dei Big in gara e che rischia di cambiare gli equilibri della competizione.

L’accusa di “plagio” contro Ermal Meta a Sanremo 2026
Nel mirino dei social, come riportato da Assowebtv.com, è finito Ermal Meta, in gara con il brano “Stella stellina“. Secondo quanto emerso nelle ultime ore su X (ex Twitter) e altre piattaforme, la canzone presenterebbe somiglianze “sospette” con “Nimpha” di Madame, brano già noto e apprezzato dal pubblico italiano.
Gli utenti più attenti hanno dato vita a un vero e proprio “ascolto comparato“, analizzando passaggi melodici, progressioni armoniche e persino il finale dei due pezzi. La discussione si è accesa rapidamente, trasformando il web in una sorta di tribunale parallelo. Tra chi chiede chiarezza e chi invita alla prudenza.
Il regolamento del Festival e le voci su una possibile squalifica
Il tema dell’inedito è centrale nel regolamento del Festival di Sanremo. I brani in gara devono essere originali e mai pubblicati prima, oltre a essere frutto della creatività degli autori accreditati. Qualora venisse accertata una violazione di queste regole, le conseguenze potrebbero essere immediate e molto serie.
La “squalifica“, parola che circola con insistenza sui social, non è un’ipotesi astratta ma una possibilità prevista in caso di comprovata infrazione. Tuttavia, allo stato attuale, non risulta alcuna comunicazione ufficiale da parte degli organizzatori o della Rai. Le accuse contro Ermal Meta restano confinate al dibattito online e non hanno ancora trovato riscontro in sede formale.