Cambiano i dati sulla reinfezione da Covid anche a pochi mesi dalla guarigione: ecco cosa dicono gli esperti.

L’Italia si avvia a vivere la prima estate di “normalità”, dopo le ultime due fortemente influenzate dalla pandemia da Covid. Non bisogna però ancora abbassare del tutto la guardia, anche perché i dati suggeriscono precauzione. Negli ultimi mesi, dall’agosto 2021 al maggio 2022, sono stati segnalati in Italia oltre 430mila casi di reinfezione, e stando a quanto riferito dal report dell’Istituto superiore di sanità, nelle ultime settimane il numero di contagi di persone che avevano già contratto la malattia è salito al 5,8%.

Dati non allarmanti, ma che comunque chiamano tutti a una maggiore precauzione e a prestare attenzione a tutte le norme di prevenzione ancora vigenti, tra cui l’utilizzo della mascherina in tutte le situazioni maggiormente rischiose. Anche perché una ricaduta, anche se potenzialmente meno pericolosa, può avere effetti collaterali importanti.

Reinfezione da Covid: chi è più a rischio

Stando al report dell’Iss, a essere più a rischio di ricontagio sono soprattutto i soggetti che hanno ricevuto la prima diagnosi di Covid da oltre 210 giorni. Non mancano però casi di persone contagiate per la seconda volta da 3 ai 7 mesi dopo la prima. A questo rischio sarebbero più esposti i non vaccinati e i vaccinati con una dose oltre 120 giorni, le donne, le fasce d’età più giovani (dai 12 ai 49 anni) e gli operatori sanitari.

Tampone coronavirus
Tampone coronavirus

Come spiegato ai microfoni del Corriere della Sera dal professor Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università statale di Milano, a rendere possibile un secondo contagio è la capacità evolutiva del virus. La sua instabilità gli permette di evolvere costantemente in nuove varianti che riescono a superare l’immunità conferita dalla malattia e anche quella frutto della vaccinazione.

Il pericolo della reinfezione da Covid

Sottovalutare il rischio di un secondo contagio da Covid è sbagliato, riferiscono gli esperti. Anche perché gli effetti di una nuova infezione potrebbero essere pericolosi. Come riferito da Massimo Andreoni, direttore dell’Unità operativa complessa di Malattie infettive di Roma Tor Vergata, all’Ansa, le reinfezioni possono accentuare una sintomatologia del cosiddetto long Covid.

In altre parole, è come se la nuova infezione riaccendesse quei sintomi del long Covid in un primo momento sopiti. Anche se, va aggiunto, con un quadro di gravità che non può essere definito allarmante. Allo stesso modo, Andreoni sottolinea che difficilmente una persona contagiata nel giro di pochi mesi, così come un soggetto vaccinato, andrà incontro a sviluppi pericolosi della malattia. Questo però non deve essere un invito ad abbassare la guardia: “Vediamo anche persone con reinfezione che arrivano all’ospedalizzazione, ma questo dipende dalla fragilità del singolo”.

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Ultimo aggiornamento: 16-05-2022


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