Intervistata da IoDonna, Laura Chiatti racconta come è cambiata la sua vita dopo la diagnosi di ADHD arrivata a 42 anni.
Mentre Maria Elena Boschi risponde al suo ex Giulio Berruti con un primo red carpet, Laura Chiatti ha scelto di aprirsi riguardo ad un aspetto molto importante della sua vita. In un’intervista a IoDonna, oltre che menzionare il suo ultimo film, l’attrice si è soffermata sulla sua convivenza con l’ADHD, scoperta solo all’età di 42 anni. Nel suo racconto cita le difficoltà che deve affrontare ogni giorno, ma anche la gioia di poter finalmente dare un nome alla sua condizione.
“Quasi vera”: il nuovo film di Laura Chiatti
L’attrice umbra, da anni legata al collega Marco Bocci, è tornata sul grande schermo. A partire dal 1 ottobre, Laura Chiatti è nel cast di Quasi Vera, una commedia che vede Fausto Brizzi alla regia. Nel corso dell’intervista, la 44enne ha parlato dell’emozione di tornare nuovamente sul grande schermo, recitando in una pellicola che parla di sentimenti.
“Se dovessi realizzare il partner perfetto io, sarebbe l’uomo più bipolare della Terra, di questo ne sono certa, io sono una contraddizione vivente. Ma forse è proprio questo il lato interessante: non può esserci nulla di razionale” dice l’artista.
La confessione riguardo la vita con l’ADHD
Oltre al racconto del nuovo impegno cinematografico, il punto più interessante dell’intervista è sicuramente legato alla confessione riguardo l’ADHD. Laura Chiatti ha deciso di parlare apertamente di questa sua condizione, a cui è riuscita a dare un nome solo di recente. “Scoprirsi neurodivergente a 42 anni è stato un sollievo” ha spiegato, considerando che per decenni non riusciva a comprendere quale fosse il problema.
“Dare finalmente un nome a quelle difficoltà mi ha permesso di guardarmi con meno severità e di abbracciare quella bambina che ha vissuto sempre con ingiusti sensi di colpa. Sono arrivata a pensare di non essere intelligente, soffrivo per la paura dei giudizi” ha aggiunto, raccontando nel dettaglio il suo percorso.
“Scoprirlo da adulta significa aver passato una vita senza quelle strategie compensative che, se imparate da bambini, possono aiutare moltissimo. Oggi le difficoltà restano e ci convivo ogni giorno“ ha concluso.
