Chi sono i foreign fighters che stanno combattendo in Ucraina? Cerchiamo di scoprirlo e vediamo perché hanno accettato di partire.

Definiti foreign fighters, non sono altro che miliziani che accettano di andare a combattere per qualunque Stato. Nella guerra in Ucraina, scoppiata lo scorso 24 febbraio per volere della Russia, sono diversi i combattenti italiani che non solo stanno rischiando la propria vita, ma stanno anche violando la legge. Vediamo chi sono.

Foreign fighters: chi sono i miliziani italiani

Accettare di andare a combattere in modo privato per un altro Stato significa violare la legge nostrana. Lo sanno bene i foreign fighters con passaporto della Repubblica italiana che stanno combattendo la guerra in Ucraina. Secondo i beninformati sono circa 60 i miliziani nati in Italia che hanno deciso di scendere in campo, sia dalla parte della Russia che da quella dell’Ucraina. Generalmente sono uomini appartenenti ad un ceto sociale medio-basso e senza famiglia al seguito. Alcuni di loro si definiscono separatisti filorussi, mentre altri si sono alleati con i nazionalisti dell’esercito ucraino.

Secondo l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), la maggior parte dei miliziani italiani in Ucraina hanno posizioni di estrema destra, vicine al “neofascismo italiano“. Tra loro dovrebbe esserci Andrea Palmieri, nome noto alle forze dell’ordine nostrane a causa delle sue idee estremiste e dello schieramento con i separatisti filorussi. Non a caso, nel 2021 è stato condannato in Italia a cinque anni di carcere. Altra miliziana nata nel bel Paese, precisamente a Venezia, è Giulia Shiff, pilota espulsa dall’Aereonautica e attualmente combattente per la libertà dell’Ucraina.

Cosa dice la legge italiana in merito ai foreign fighters nostrani?

Come già accennato in apertura, la legge italiana dice che “combattere in Ucraina è reato“. La Farnesina ha dichiarato: “In merito alle notizie apparse su alcuni organi di informazione relative alla partecipazione di cittadini italiani al conflitto in Ucraina, la Farnesina ricorda che tali condotte possono essere considerate penalmente rilevanti ai sensi della normativa vigente (articoli 244 e 288 del Codice penale). Nello specifico, i due articoli chiariscono che per ‘atti ostili verso uno Stato estero che espongono lo Stato italiano al pericolo di guerra’, è prevista una pena da 4 a 15 anni di reclusione (o addirittura all’ergastolo ‘se la guerra avviene’), mentre sono ugualmente vietati ‘arruolamenti o armamenti non autorizzati a servizio di uno Stato estero’“.

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Ultimo aggiornamento: 01-04-2022


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