Tra le truffe informatiche il juice jacking è forse quello che si conosce meno. Ecco di che cosa si tratta e cosa significa il termine che denota un attacco hacker.

Ormai la sicurezza sul web e in ambiente informatico è centrale nella nostra vita quotidiana, ma ci sono sempre nuove pratiche di attacco hacker che prendono piede e di cui è necessario conoscere i metodi di attuazione per poter fare le nostre attività in sicurezza. Il juice jacking, da questo punto di vista, è un attacco che avviene sui nostri dispositivi portatili, come pc, tablet e smartphone, che sono in carica, ovvero che sono collegati a una presa Usb. Ecco cosa c’è da sapere in merito e cosa significa juice jacking!

Il significato di juice jacking e di che cosa si tratta nello specifico

Juice jacking è un termine che deriva dalla lingua anglosassone e che non ha una traduzione letterale. Significa a grandi linee succhiare/estrarre dai dispositivi i dati sensibili.

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Uomo Smartphone
Uomo Smartphone

Come funziona questo attacco hacker? Si basa principalmente sul trasferimento dei dati sui dispositivi portatili, tramite porta Usb. È bene sapere, per quanto riguarda quest’ultima tecnologia, che per ricaricare un dispositivo in questo modo basta che sia collegato un connettore dei 5 dello standard Usb (chiaramente quando si collega un cavo a una porta Usb tutti e 5 i connettori entrano potenzialmente in funzione). In particolare 2 di questi sono adibiti per il trasferimento dei dati, e qui possono venire fuori i problemi derivanti dal juice jacking.

Gli hacker, da questo punto di vista, sfruttano i punti di ricarica, che magari sono disponibili in luoghi pubblici, per estrarre i dati dal vostro dispositivo o anche “iniettare” in esso dei malware o virus.

Approfondimenti e come difendersi

Bisogna innanzitutto, quando si va in luoghi pubblici e si effettuano ricariche dei dispositivi, portare sempre con sé il proprio cavo o dispositivo di ricarica, sapendo che esso sia adibito solamente per la ricarica e non per il trasferimento dei dati.

Inoltre, a partire dal 2011 in cui in una convention negli Stati Uniti venne pubblicizzato questa pratica ingannevole, è stato messo a disposizione un applicativo, presente sui device di ultima generazione in cui è possibile autorizzare o meno il trasferimento dei dati dal proprio smartphone o tablet collegato a una stazione di ricarica “non sicura”.

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ultimo aggiornamento: 04-10-2020


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