Quello di Nadia Orlando fu un delitto efferato e sconvolgente, per la condotta del suo assassino poi condannato a 30 anni. Amore e morte si fondono in un sinistro disegno.

Nadia Orlando è morta per mano dell’uomo che diceva di amarla, quando aveva deciso ribellarsi alla sua sete di controllo e chiudere il rapporto. Un affronto culminato in un terribile fatto di sangue, che ha scosso le cronache nazionali. Chi era davvero? Una ragazza come tante, solare e sensibile, ma anche facile preda di una dinamica di coppia in cui nulla era al posto giusto.

Chi era Nadia Orlando?

Nadia Orlando era originaria di Vidulis, provincia di Udine, e dopo il diploma aveva trovato un lavoro in un’azienda di San Daniele del Friuli, nel settore della costruzione di protesi.

Stava costruendo il suo futuro, passo dopo passo, con la spensieratezza propria della sua giovane età. Il suo fidanzato, Francesco Mazzega, lavorava come lei in quella ditta. Alle sue spalle una laurea conseguita all’Università di Trieste.

Nadia Orlando viveva a Vidulis insieme alla sua famiglia, mamma Antonella, papà Andrea, e il fratello Paolo. Sono loro a dare l’allarme quando Nadia scompare misteriosamente.

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Nadia Orlando: storia di un delitto

L’omicidio di Nadia Orlando avviene il 31 luglio 2017, dopo una lite risalente al giorno prima. La vittima ha reagito platealmente al fidanzato, e ha deciso di troncare. Una scelta contraria al volere di Francesco Mazzega, 35 anni, residente a Spilinbergo.

Il 1° agosto, la 21enne dovrebbe recarsi al lavoro, ma non ci arriverà mai. I suoi genitori ne denunciano la scomparsa, prima della drammatica scoperta.

Nadia è già morta, soffocata dal fidanzato per ‘punizione’. Nelle motivazioni della sentenza che lo ha condannato a 30 di carcere, l’11 luglio 2018, si legge che Mazzega ha agito per rivendicare la sua autorità dopo la parentesi di ribellione della vittima. Nadia Orlando voleva partecipare a una sagra di paese insieme alle amiche, contravvenendo al diktat di lui.

La storia d’amore va avanti da un anno, sul tessuto di una sempre meno tollerabile mania di possesso da parte del 35enne. Dopo il litigio, Mazzega chiede un incontro chiarificatore. Nadia sale in auto, una Yaris di proprietà del giovane, tra le 21:30 e le 22:30 di quel maledetto 31 luglio 2017. È l’ultima volta.

Il giovane la uccide soffocandola con un cuscino. Dopo il delitto, vaga in macchina, con il cadavere a bordo, sino alle 9 del mattino seguente. Infine si costituisce.

Francesco Mazzega condannato a 30 anni

È l’11 luglio 2018. In accoglimento delle richieste del pm, Letizia Puppa, il gup Mariarosa Persico, del Tribunale di Udine, condanna il reo confesso Mazzega a 30 anni di reclusione. È la pena più alta prevista dalla formula del rito abbreviato.

I giudici dispongono un risarcimento alle parti civili, i genitori della vittima Andrea Orlando e Antonella Zuccolo e il fratello, Paolo Orlando.

Rigettate le attenuanti generiche sollecitate dalla difesa del 35enne, che avrebbero ammesso uno sconto sensibile oltre alla diminuente intrinseca al rito alternativo scelto (in questo caso, l’abbreviato ha scongiurato l’ergastolo).

Nel bilancio della pena influisce in modo determinante il riconoscimento dell’aggravante del motivo abietto e futile. Per i giudici non fu un raptus di gelosia, quindi esclusa l’ipotesi del movente passionale.

I legali di Francesco Mazzega hanno presentato ricorso in appello. L’udienza è stata fissata per il 12 aprile 2019: tornano in aula nel tentativo di ridurre la pena inflitta all’assistito, riproponendo l’ipotesi del delitto passionale.

Pochi giorni prima, il 7 aprile, una puntata di Amore criminale, condotto da Veronica Pivetti, per ricordare le tappe salienti del dramma.


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Ultimo aggiornamento: 05-04-2019


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