Andiamo ad approfondire la conoscenza di Fausto Paravidino, un attore in continuo movimento tra teatro, cinema e televisione.
Fausto Paravidino si è imposto come figura poliedrica nel panorama artistico italiano, come: attore, drammaturgo, regista e sceneggiatore. Si è fatto apprezzare artisticamente sin da giovane per il suo talento precoce ed una costante crescita. Ha interpretato Gabriele D’Annunzio nel film “Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli”, ecco tutto quello che c’è da sapere su di lui.
Chi è Fausto Paravidino: biografia e carriera
Nato a Genova il 15 giugno 1976, sotto il segno zodiacale dei Gemelli, Fausto Paravidino è cresciuto in un piccolo paese della provincia alessandrina, Rocca Grimalda, dove i genitori hanno continuato a vivere.
La sua passione artistica si è rivelata presto, portandolo ad entrare in scena a teatro già nel 1990, a 14 anni. Infatti, ha partecipato a corsi e saggi con l’Associazione Culturale “La Soffitta” di Acqui Terme/Ovada, preparando tra l’altro “Le nozze dei piccoli borghesi” di Brecht.
Nel 1995, è tornato a Genova per iscriversi alla prestigiosa scuola di recitazione del Teatro Stabile di Genova (poi divenuto Teatro Nazionale), ma l’ha frequentata solo per un anno. Dopo aver abbandonato la scuola di recitazione si è trasferito a Roma, spinto dalla voglia di scrivere e dirigere testi propri.
Questa scelta ha segnato l’inizio della sua carriera da autore: nel 1996 ha dato forma alla prima commedia, “Trinciapollo“. Con il suo lavoro è riuscito a diventare uno dei drammaturghi italiani più rappresentati all’estero: è stato l’ottavo autore italiano presentato alla Comédie-Française di Parigi con “La malattia della famiglia M”. Ma non solo, i suoi testi teatrali hanno avuto modo di essere tra i più rappresentati all’estero a partire dagli inizi del 2000.
Dal teatro al grande schermo
Paravidino è esploso da giovane come drammaturgo, conquistandosi il soprannome di “enfant prodige” e “fenomeno” della nuova drammaturgia italiana. Tra i suoi lavori di maggior successo: “Gabriele” (con Giampiero Rappa) e “Due fratelli – tragedia da camera in 53 giorni” (1998), una produzione che gli ha fatto conquistare il Premio Pier Vittorio Tondelli (1999) ed il Premio Ubu (2001) come migliore novità italiana.
Nel 2004, la sua “Natura morta in un fosso” ha ricevuto il Premio Vittorio Gassman. Altri testi importanti dell’autore: “La malattia della famiglia M“, “Genova 01” (sul G8), “I vicini”, “Il diario di Mariapia”, “Il senso della vita di Emma”, “Exit”, “Il macello di Giobbe”.
Come autore teatrale è stato tradotto e messo in scena in: Germania (Schaubühne), Taiwan, Francia ed altrove.
Per quanto riguarda il suo percorso da attore, ha esordito nel 1999 con “La via degli angeli” di Pupi Avati. Nel 2005 ha esordito alla regia con “Texas” presentato a Venezia e candidato ai David di Donatello, dove ha ottenuto una nomination come miglior regista esordiente.
Come attore ha interpretato dei ruoli iconici, tra cui ‘Ranocchia’ in “Romanzo criminale – La serie” (2008-2010), Riccardo Schicchi in “Moana” (2009). Inoltre ha partecipato ad altri film: Signorina Effe, Amore che vieni, amore che vai, Il vento soffia dove vuole (2023).
Nel 2025 si è cimentato con l’interpretazione di Gabriele D’Annunzio nel film “Zvanì – Il romanzo famigliare di Giovanni Pascoli” di Giuseppe Piccioni (con Federico Cesari e Benedetta Porcaroli), in onda su Rai 1 il 13 gennaio 2026. Il suo ruolo ha ricevuto elogi da parte della critica per l’eleganza decadente ed ironica al ritratto corale del mondo letterario italiano di fine Ottocento/inizio Novecento. Un biopic intimo e visionario su Giovanni Pascoli (interpretato da Federico Cesari), che ripercorre la sua vita attraverso i ricordi della sorella Mariù (Benedetta Porcaroli), partendo dal viaggio funebre del 1912.
Nel gennaio 2026 ha programmato la messa in scena di “Something Stupid”, uno spettacolo teatrale trasformato in un esperimento ‘scenico vivo, imprevedibile e radicalmente attuale’.
La vita privata di Fausto Paravidino
Intorno al 2012, si è vociferato di un rapporto sentimentale con l’attrice Iris Fusetti, con cui ha condiviso il palco in diversi spettacoli. Ma, Fausto Paravidino è noto per essere una figura molto riservata riguardo alla propria sfera privata. Infatti, non ama esporsi sui social o nelle interviste con dettagli personali, relazioni sentimentali, figli o vita familiare.
Curiosità su Fausto Paravidino
– È un “genovese atipico” dal momento che è cresciuto nella bassa Piemonte rurale.
– Paravidino si è fatto apprezzare per la capacità di passare con naturalezza dal teatro sperimentale al cinema mainstream, portando sempre una presenza intensa e sfaccettata.
– Considerato un “prodigio” del teatro, a 22 anni è riuscito a vincere premi importanti, per cui si parlava in riferimento alla sua vena artistica di “il caso Paravidino”.
– L’artista ha rivelato di avere una grande passione per l’improvvisazione e per cambiare genere ad ogni testo. Infatti è riuscito agevolmente a passare dal dramma familiare alla commedia, dal politico al tragico. Influenzato dal cinema, ha mostrato una predilezione per lo spezzare l’azione con scene “di chiacchiera” dove non si dice l’essenziale.
– Non molti lo sanno, ma ha condotto programmi TV (es. FIL – Felicità Interna Lorda su Rai3) e letto testi per Radio3.
– Nonostante il successo precoce, è descritto Fausto Paravidino come “esistenzialmente nascosto” dentro le sue opere. Un artista riflessivo, ironico, con uno sguardo acuto sull’umanità contemporanea (apatia, impotenza, crisi).
– La sua interpretazione di un D’Annunzio più mondano, dall’estetismo raffinato, ha conquistato molti critici, che hanno lodato il risultato inedito ed efficace.
– La sua presenza social, come documenta il suo Instagram, si concentra essenzialmente sul lato professionale, con promozione ed aggiornamento dei suoi lavori.
– Uno degli aspetti più noti e toccanti della sua vita privata è il rapporto con la madre, Maria Pia (o Mariapia), medico, morta per un tumore incurabile. Paravidino ha trasformato quest’esperienza dolorosa in uno dei suoi lavori più intensi e autobiografici: “Il diario di Mariapia”, scritto al capezzale della madre. Lo spettacolo, interpretato da lui e da Iris Fusetti, è una sorta di “dettatura” delle ultime parole e riflessioni della donna sulla vita, sui figli e sul senso delle cose. Un atto di elaborazione del lutto, commovente e universale, che ha commosso il pubblico.
