Perché ci sentiamo osservati anche quando non lo siamo? La risposta è molto più semplice di quanto possa sembrare.
Capita a tutti, nelle circostanze più svariate, di sentirsi osservati anche se nelle vicinanze non c’è nessuno. A patto che non si tratti di una vera e propria fobia, in casi come questi si tratta di scopofobia, è assolutamente normale. Scopriamo perché avviene e cosa significa.
Perché ci sentiamo osservati anche quando non lo siamo?
In coda al supermercato, nella sala d’attesa di un medico, in treno e perfino a casa: capita a tutti di sentirsi osservati anche se ciò non avviene. Non conta se si è completamente soli o se nelle vicinanze c’è qualcuno, il meccanismo che si innesca nel cervello è sempre lo stesso.
Il nostro cervello, infatti, è programmato per acquisire tramite gli occhi più informazioni possibili, molte di più di quelle che poi vengono effettivamente processate dalla corteccia visiva. Questo significa che, anche se non ce ne rendiamo conto, vediamo tante altre cose rispetto a quelle di cui siamo coscienti.
Secondo la scienza, questa sorta di mania di controllo l’abbiamo ereditata dai nostri antenati primitivi, che avevano uno sguardo più ampio, attento a cogliere il minimo movimento per non perdere la vita. Insomma, all’epoca era una questione di sopravvivenza e, forse, ancora oggi è così.

Non è solo una questione di sopravvivenza
Tuttavia, se ci sentiamo osservati anche quando non lo siamo non è solo ‘colpa’ dell’istinto di sopravvivenza. Fin dai primissimi mesi di vita, l’essere umano ha una grande capacità visiva, specialmente per quel che riguarda i volti. In questo caso, in gioco c’è pure l’amigdala, responsabile del riconoscimento dei visi e delle emozioni.
In altre parole, fin dall’infanzia, il cervello è in grado di percepire tutti gli sguardi che entrano nel nostro campo visivo, pure quando gli occhi altrui non sono rivolti su di noi. Insomma, anche se non sempre ne abbiamo coscienza, non ci sfugge nulla.