Vai al contenuto

Cos’è la peste polmonare, attenzione a questi sintomi: l’esperto Bassetti lancia l’allarme

Polmonite bilaterale da Covid

Cos’è la peste polmonare? Scopriamo quali sono i sintomi, come si cura e l’allarme lanciato dagli esperti per evitare il peggio.

La morte di una ragazza di 28 anni in Russia a causa della peste polmonare riaccende i riflettori su una malattia che pensavamo fosse quasi scomparsa. A lanciare l’allarme sono soprattutto gli esperti, in primis il virologo Matteo Bassetti, per cui vale la pena scoprire cos’è, quali sono i sintomi e quanto è letale.

Virologo Matteo Bassetti

Peste polmonare: cos’è e quali sono le cause e i sintomi

Considerata la forma più grave e contagiosa della malattia, la peste polmonare (da non confondere con quella suina) è causata dal batterio Yersinia pestis. Due le forme: la primaria, se nasce dall’inalazione diretta del batterio, o secondaria, se sorge come complicazione di una peste bubbonica non curata. Quest’ultima è la più comune, con sintomi chiari: linfonodi che si gonfiano e diventano dolenti, i cosiddetti “bubboni”, febbre alta, brividi, mal di testa e forte debolezza.

Nel momento in cui il batterio raggiunge i polmoni, si sviluppa la polmonite pestosa che, oltre a essere più aggressiva, rende la malattia trasmissibile da persona a persona. Se non trattata, la forma polmonare può portare alla morte nel giro di 18-24 ore dall’esordio. Secondo le stime, senza cura, il decesso si registra nel 100% dei casi.

Generalmente, la peste viene trasmessa all’uomo dai roditori selvatici e dalle loro pulci tramite puntura oppure contatto con tessuti o fluidi di animali infetti. Da uomo infetto a uomo sano, invece, si trasmette con le solite goccioline emesse con la tosse.

Peste polmonare: l’allarme degli esperti

È bene sottolineare che il contagio della peste polmonare richiede solitamente un contatto ravvicinato e prolungato con un malato sintomatico. A differenza di altre infezioni respiratorie, non si trasmette in modo “silenzioso”. Ecco perché le quarantene mirate sono sempre risultate efficaci per non trasformare la malattia in epidemia o, peggio ancora, pandemia.

Tuttavia, è bastata la morte di una 28enne nella regione di Irkutsk, nella Siberia orientale, per spingere gli esperti a lanciare l’allarme. Secondo Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive dell’ospedale San Martino di Genova, il caso russo dovrebbe attirare la nostra attenzione perché potremmo essere “di fronte a una questione di tutt’altra dimensione: un tema di sicurezza sanitaria internazionale che meriterebbe la massima attenzione, trasparenza e vigilanza da parte della comunità scientifica e dei governi. Non è questione di creare allarmismo. È esattamente il contrario: davanti a possibili rischi biologici, servono informazione seria, verifiche indipendenti e capacità di prevenzione”.

A suo dire, prevenire è meglio che curare, quindi chi di dovere dovrebbe informarsi bene, o meglio vigilare su “un possibile rischio biologico internazionale“. Al momento, è bene specificarlo, quanti vivono in Italia o in Europa non corrono alcun rischio.

Riproduzione riservata © 2026 - DG

ultimo aggiornamento: 5 Ottobre 2026 16:31

Frasi di Ivan Graziani, tratte dalle canzoni e dalle interviste