Mercoledì delle Ceneri, perché si dice così e cosa c’entra la cenere

Mercoledì delle Ceneri, perché si dice così e cosa c’entra la cenere

Una giornata importante per i credenti, che dà il via a un periodo di astinenza, ma perché si dice Mercoledì delle Ceneri?

Anche se la data varia di anno in anno, il Mercoledì delle Ceneri ha sempre un significato profondo, specialmente per quanti credono fortemente in Dio, Uno e Trino. Ma, vi siete mai chiesti perché si dice così e cosa c’entra la cenere con questa giornata tanto particolare?

Perché si dice Mercoledì delle Ceneri

Il Mercoledì delle Ceneri cade ogni anno il giorno immediatamente successivo al Martedì Grasso, data che mette fine ai bagordi del Carnevale e dà il via a un periodo di penitenza e astinenza. Capire perché si dice così e cosa c’entra la cenere è facile, almeno per i cristiani più ferventi.

Secondo la tradizione cristiana, i quaranta giorni che vanno dal Mercoledì delle Ceneri alla Pasqua devono essere dedicati all’espiazione dei peccati, alla conversione, alla preghiera e al ritorno a Dio Padre. Questo cammino, un tempo come oggi, è segnato da un rito molto particolare, che vede proprio l’uso della cenere.

Prima delle celebrazioni del Mercoledì delle Ceneri, i sacerdoti bruciano i rami d’ulivo benedetti la Domenica delle Palme dell’anno precedente. La polvere ottenuta si usa poi durante la Messa (oggi al termine dell’omelia) con una gestualità ben precisa: il prete intinge il dito nella cenere e traccia una croce sulla fronte dei fedeli.

Perché si usa proprio la cenere

Le ceneri non sono casuali: se sono state scelte per questo importante Mercoledì c’è un motivo, anzi due. Innanzitutto, ricordano la fragile condizione dell’uomo di fronte al Signore (“Ecco che ricomincio a parlare al mio Signore, io che sono polvere e cenere“, Gen 18,27; “Polvere sei e in polvere tornerai“, Gen 3,19), poi simboleggiano il pentimento e la voglia di riprendere il giusto cammino, la retta via.