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Perché dopo i 45 anni ti riconosci meno nelle foto che allo specchio

Boccetta di gocce di Gravilift

Allo specchio ci guardiamo sempre allo stesso modo: di fronte, con la luce che arriva da dove siamo abituate. Le foto no.

Ci prendono di tre quarti, dal basso, con il faretto laterale di un ristorante, e restituiscono un viso che a volte facciamo fatica a riconoscere. La fotocamera però non c’entra quasi niente. Dopo una certa età il viso cambia soprattutto nei volumi, e i volumi si leggono nelle ombre.

La pelle perde compattezza molto prima di riempirsi di rughe. Il collagene cala di circa l’uno per cento l’anno già dai trent’anni, e intorno alla menopausa il calo accelera. Quello che si vede però non è una ragnatela di linee sottili. È il contorno della mandibola che si ammorbidisce, lo zigomo che scende di qualche millimetro. Pochi millimetri, ma il cervello usa proprio quelli per riconoscere una faccia.

Il collo poi fa storia a sé. Invecchia prima del viso e viene trascurato quasi sempre, perché la crema si ferma alla mandibola per abitudine.

Il problema delle promesse

Il mercato anti-age campa su una promessa che nessun cosmetico può mantenere, cioè rimettere le cose dove stavano. Un prodotto che si applica sulla pelle lavora sull’epidermide e sugli strati superficiali del derma. Non risale i tessuti e non ricostruisce vent’anni di collagene perso. In Europa, tra l’altro, scriverlo in etichetta sarebbe vietato.

Quello che un buon siero può fare è più modesto e si misura: idratazione profonda e un po’ di sostegno alla sintesi di collagene, con una superficie che diventa più uniforme. Sulle rughe siamo nell’ordine delle percentuali a una cifra.

Cosa guardare in etichetta

I peptidi biomimetici sono catene corte di amminoacidi che imitano frammenti di collagene. La pelle li legge come un segnale di riparazione e risponde producendo matrice nuova. Il meccanismo è noto da vent’anni. Il problema è semmai la concentrazione, perché molte formule ne mettono tracce solo per poterli elencare in INCI.

Con l’acido ialuronico succede il contrario. Quello ad alto peso molecolare resta in superficie e fa effetto film, piacevole e immediato, che se ne va col primo lavaggio. Quello a peso basso penetra e idrata sul serio, ma non regala la sensazione istantanea. Le formule fatte bene ne usano più di uno.

Un caso italiano

Fra i prodotti usciti quest’anno c’è Gravilift, siero per viso e collo del marchio italiano Matené, formulato dalla farmacista cosmetologa Rita Iaconeta. L’azienda è piccola, molisana, e ha fatto una scelta che nel settore si vede raramente: un prodotto solo, invece di una linea da dodici referenze.

La formula mette insieme tre peptidi biomimetici (palmitoil tripeptide-5, tripeptide-1, dipeptide-5) e acido ialuronico a pesi molecolari diversi. Il test è stato affidato a ETICHUB, spin-off dell’Università di Pavia: otto settimane, venti volontarie tra i 44 e i 65 anni, profondità delle rughe ridotta del 10,88 per cento, che diventa 14,89 per cento al netto del placebo, con significatività statistica.

Venti persone sono poche, e va detto chiaramente. Resta però uno studio strumentale con gruppo di controllo e un ente terzo che ci mette la firma, cosa che nei sieri da banco non è affatto scontata: gran parte delle percentuali stampate sulle confezioni arriva da questionari di autovalutazione, dove si chiede alle utilizzatrici se sentono la pelle più tonica.

Cinquantanove euro per 50 ml, fascia media per un siero con quella concentrazione di attivi.

Il gesto conta quanto la formula

Pelle pulita, poche gocce, e la risalita dal collo verso la mandibola con una pressione leggera. Il collo va incluso sempre. Mattina e sera, e soprattutto per mesi: a cinquant’anni il turnover cellulare impiega una quarantina di giorni, e prima di otto settimane non c’è niente da misurare.

Poi la protezione solare, che resta la cosa più efficace da fare per la pelle e quella che quasi tutte saltano da ottobre a marzo.

Quanto aspettarsi davvero

Le percentuali senza un ente che le firmi valgono poco, e i prodotti che promettono un lifting in barattolo valgono anche meno. Un siero fatto bene sposta qualcosa di piccolo e lo fa lentamente, e su quello va giudicato. Il viso di trent’anni non torna da un flacone, e nessuna crema dovrebbe far finta di poterlo riportare indietro.

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ultimo aggiornamento: 25 Agosto 2026 18:07

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