La Rai fa muro per non perdere Milo Infante. Al centro della trattativa ci sarebbe un contratto “stile Vespa”: le indiscrezioni di Adnkronos.
Dalle prime voci del possibile colpo grosso firmato Pier Silvio Berlusconi, arriva la reazione della Rai. Secondo le indiscrezioni di Adnkronos, infatti, l’azienda sarebbe al lavoro per trattenere Milo Infante, impegnato in una trattativa che avrebbe come tema principale una possibile revisione del suo contratto. Sul tavolo ci sarebbe quella che molti hanno già ribattezzato una formula “stile Vespa“, un’ipotesi che starebbe animando i corridoi di Viale Mazzini e che potrebbe rivelarsi decisiva per il futuro del giornalista.
La Rai corre ai ripari per non perdere Milo Infante
Se da un lato le indiscrezioni parlano di un forte interesse da parte di Mediaset, dall’altro da Viale Mazzini filtrerebbe una posizione piuttosto netta. Secondo quanto emerso da Adnkronos, la Rai starebbe facendo “di tutto per trattenerlo“, segnale di quanto Milo Infante venga considerato una figura strategica per l’area dell’approfondimento.
Negli ultimi anni il conduttore è diventato uno dei punti di riferimento di Rai 2 grazie alla crescita di Ore 14 e al successo della versione serale del programma. A questo si aggiunge il suo incarico di Vice Direttore “ad personam” nella Direzione Approfondimento, elemento che ne rafforza ulteriormente il peso all’interno dell’organizzazione.
La trattativa per un contratto “stile Vespa”: i dettagli
Più che un semplice confronto economico, la questione riguarderebbe la struttura stessa del rapporto professionale tra Milo Infante e la Rai. Secondo quanto aggiunto da Fanpage.it, il giornalista starebbe valutando una formula già adottata in passato da altri importanti volti dell’informazione.
Come riportato da Adnkronos: “Sulla scia di quanto già accaduto ad altri volti dell’approfondimento Rai, da Bruno Vespa a Monica Maggioni, potrebbe, secondo alcuni, voler trasformare il suo contratto da dipendente in una collaborazione esterna pluriennale, che gli permetterebbe di sottrarsi al tetto retributivo di 240mila euro annui vigente per i dirigenti dell’azienda“. In attesa di sviluppi ufficiali, il caso continua ad alimentare curiosità e retroscena.
