Chi è Soter Mulè, condannato per la morte di Paola Caputo durante un gioco erotico finito in tragedia

Chi è Soter Mulè, condannato per la morte di Paola Caputo durante un gioco erotico finito in tragedia

Soter Mulè: biografia, carriera e storia giudiziaria dell’ingegnere condannato per omicidio colposo, una storia che ha fatto discutere molto.

Soter Mulè è un ingegnere romano noto principalmente per il caso giudiziario legato alla morte di Paola Caputo (2011), durante una pratica di bondage/shibari. È stato condannato in via definitiva per l’omicidio colposo della donna, che ha perso la vita durante un gioco erotico finito in tragedia. Conosciamolo meglio.

Biografia e carriera di Soter Mulè

Nato intorno al 1968-1969 (aveva circa 42-43 anni nel 2011, quando il suo nome si è imposta all’attenzione del pubblico per un tragico episodio di cronaca) Soter Mulè ha origini romane. Diplomato all’Istituto Pio XII delle Religiose dell’Assunzione di Roma, si è in seguito laureato in Ingegneria Meccanica presso l’Università di Tor Vergata ed iscritto a un secondo corso di laurea in Psicologia alla Sapienza di Roma.

Si è dedicato alla professione di ingegnere, coltivando la passione per la tecnologia e l’ambiente sadomaso romano, partecipando a feste private, corsi di bondage, esibizioni pubbliche e relazioni nate in quel contesto.

Nel 1997 ha fondato una società di sicurezza informatica, ma la sua vera passione è sempre stata la fotografia: si definiva un fotografo attivo soprattutto in contesti legati al mondo erotico estremo ed alle manifestazioni BDSM (in particolare come rigger, ovvero chi lega con le corde). Le sue immagini erano note nell’ambiente bondage romano, un interesse celato dietro alla professione di ingegnere.

L’omicidio colposo di Paola Caputo: il caso giudiziario (2011)

Nella notte tra il 9-10 settembre 2011, in un garage a Roma (zona Bufalotta/Settebagni, uno dei garage usati per l’incontro fatale era di proprietà dell’Agenzia delle Entrate, dove lavorava una delle partecipanti ai rituali sadomaso), Mulè partecipò ad una sessione di shibari/bondage estremo con Paola Caputo (23-24 anni – all’epoca – studentessa salentina della Sapienza) ed un’altra donna.

Si tratta di una pratica con corde, sospensioni ed alcol/hashish. Nel corso di quel gioco erotico, Paola morì per asfissia. Mulè chiamò i soccorsi e tentò di liberarla, anche con un coltello, ma senza strumenti adeguati come forbici da emergenza.

L’accusa iniziale, per l’ingegnere romano fu di omicidio preterintenzionale, poi derubricata in omicidio colposo, con aggravante della previsione dell’evento. L’iter giudiziario si è concluso con la condanna a 4 anni e 8 mesi in primo grado nel 2013, poi ridotta in appello e confermata in via definitiva a 3 anni e 6 mesi per omicidio colposo.

Arrestato e portato nel carcere di Regina Coeli a Roma subito dopo la morte di Paola Caputo, il 10 settembre 2011, il Gip gli ha concesso gli arresti domiciliari il 12 settembre 2011. Con l’accusa derubricata da omicidio preterintenzionale ad omicidio colposo, nel dicembre 2011 – circa tre mesi dopo l’arresto – è stato scarcerato per decorrenza dei termini di custodia cautelare, tornando libero.

Le condanne (4 anni e 8 mesi in primo grado nel 2013, ridotte a 3 anni e 6 mesi in appello e confermate in Cassazione) sono arrivate anni dopo, quando era già libero: non ha scontato la pena in carcere perché aveva già passato alcuni mesi tra carcere e domiciliari.

Nel 2024 è stato condannato in sede civile a risarcire i familiari di Paola Caputo con oltre un milione di euro.

Mulè ha sempre sostenuto che si trattasse di un gioco consensuale tra adulti esperti, ma ha ammesso errori nelle misure di sicurezza. Negli anni successivi ha espresso profondo senso di colpa, affermando di non aver più avuto rapporti intimi simili.

La vita privata di Soter Mulè

Prima del 2011, l’uomo era una figura nota e navigata nella scena bondage e shibari della capitale: partecipava a feste private, corsi di bondage, esibizioni pubbliche ed aveva relazioni nate in quell’ambiente.

Dopo la tragedia che lo ha coinvolto, Mulè ha reso noto in varie interviste di aver affrontato un profondo stato di isolamento affettivo e sessuale. Inoltre, ha dichiarato di non aver avuto più rapporti intimi o sessuali: “Da allora non ho avuto più rapporti. Troppe paure”.

Infatti, ha ammesso di essersi allontanato completamente dal mondo BDSM per evitare rischi, convivendo negli anni con un forte senso di colpa e sofferenza psicologica, nonché un grande rimorso per non aver salvato Paola Caputo.

Dove vive?

Soter Mulè ha sempre vissuto a Roma, dove è nato e ha svolto tutta la sua vita professionale e sociale, come riportato da diverse fonti.

Curiosità su Soter Mulè

– È descritto come una persona colta e poliedrica: ingegnere con passione per la tecnologia, la fotografia ed il mondo del BDSM. Soter Mulè ha sottolineato più volte che il bondage richiede studio, abilità, pazienza, e si basa su fiducia e consenso assoluto.

– Negli anni, Mulè ha concesso rare interviste televisive per ripercorrere la vicenda giudiziaria e difendere in parte la sua visione del sadomaso consensuale. In queste occasioni ha poi ammesso gli errori di sicurezza commessi quella tragica notte.

– Nel 2026 è tornato a parlare pubblicamente del caso in interviste televisive come quella concessa a Belve Crime di Francesca Fagnani. In precedenza, si era fatto intervistare da “Storie Maledette” (2012) di Franca Leosini, dove ha descritto il sadomaso come “il suo modo di amare” e riflettendo sulla tragedia.

– L’ingegnere romano dopo la conclusione della vicenda giudiziaria ha ammesso di aver avuto pensieri suicidari ricorrenti. Nel descrivere la sua vita, ha parlato di un’esistenza segnata da dolore ed isolamento.

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