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Chi è Marco Bazzi: giornalista del Canton Ticino, specializzato nel caso Crans-Montana

Un cartello nella località svizzera di Crans-Montana

Marco Bazzi è un giornalista svizzero (ticinese) con una lunga carriera nel campo della cronaca, in particolare giudiziaria ed istituzionale.

Marco Bazzi è un giornalista svizzero, di origine italiana, che ha concentrato la sua attività principalmente nel Canton Ticino. Si è fatto strada nel mondo dell’informazione, lavorando per diverse testate giornalistiche, ed occupandosi di cronaca e temi istituzionali. Segue una panoramica sulla sua storia personale e professionale.

Chi è Marco Bazzi: biografia e carriera

Nato a Locarno nel 1960, il 29 febbraio, sotto il segno dei Pesci, Marco Bazzi si è laureato in Lettere Moderne con indirizzo storico presso l’Università Statale di Milano.

Dal 1988 ha collaborato con varie testate, occupandosi prevalentemente di cronaca giudiziaria. Ma nel corso del suo passato professionale ha maturato esperienze in radio, giornali e tv, in più ha lavorato per RSI ed altre realtà locali.

È stato tra i fondatori di TeleTicino – nel 1994, insieme a Filippo Lombardi – emittente che ha diretto fino al 2012. Successivamente, con Andrea Leoni, ha fondato il portale LiberaTV.ch, divenendone direttore.

Come conduttore si è fatto apprezzare alla guida del programma “Matrioska” su TeleTicino, collaborando anche regolarmente a rubriche come Liscio e Macchiato (insieme a Leoni), commentando notizie cantonali, nazionali ed internazionali.

È autore anche di libri, di narrativa e non solo, editi per Fontana Edizioni. Tra i libri da lui pubblicati, vanno ricordati i romanzi ambientati sul Lago Maggiore, come: “I pirati del Lago Maggiore” ed “Il sorvegliante dei colori del lago“.

La sua attività giornalistica lo ha portato ad occuparsi spesso di temi legati al sistema giudiziario svizzero, al federalismo cantonale ed alle sue differenze con altri ordinamenti, inclusa l’Italia.

Il confronto con Tommaso Cerno sul caso Crans-Montana

Il giornalista si è reso protagonista di un confronto dai toni sostenuti con Tommaso Cerno, direttore de “Il Giornale”, sul caso Crans-Montana (la strage causata dall’incendio in un locale gestito dai coniugi Moretti, con 40 vittime adolescenti). Una querelle avvenuta nel febbraio 2026, nel corso della trasmissione Rai, “Lo Stato delle Cose”, condotta da Massimo Giletti.

Intervenendo come ospite più volte nella trasmissione di Rai 3, Marco Bazzi ha commentato la tragedia dell’incendio nel locale dei Moretti a Crans-Montana (Vallese), che ha causato decine di vittime adolescenti durante i festeggiamenti di Capodanno. In studio ha avuto confronti accesi, in particolare con Tommaso Cerno, criticando duramente la gestione dell’inchiesta da parte della procuratrice vallesana Béatrice Pilloud.

In particolare ha detto che “andrebbe tolta l’inchiesta il prima possibile” perché starebbe causando “danni pazzeschi” alla reputazione della Svizzera, elencando errori procedurali come ritardi negli arresti, mancato sequestro di dispositivi e cancellazione di filmati.

Ma il giornalista, ha anche spiegato il funzionamento del sistema giudiziario svizzero, basato sul federalismo. Infatti ha spiegato come i cantoni hanno ampia autonomia in materia legislativa e giudiziaria, con garanzie rigorose sulla carcerazione preventiva (richiede requisiti stringenti, non automatica anche in casi gravi).

Il confronto con Cerno si è acceso, quando quest’ultimo ha attaccato il sistema svizzero definendolo “follia” – o “legge per mucche e cioccolato”, in toni polemici – sostenendo che in un caso di tale entità (40 ragazzi bruciati vivi) la custodia cautelare dovesse essere scontata ed accusando un eccesso di garantismo. Bazzi ha replicato difendendo i principi elvetici, citando anche casi italiani, come Rigopiano, per evidenziare differenze ed analogie nelle pene o nelle procedure.

Lo scontro tra i due ha evidenziato le divergenze tra i due sistemi: più garantista e decentrato quello svizzero, percepito come “lassista” da alcuni osservatori italiani in casi di cronaca nera di risonanza. Bazzi ha cercato di contestualizzare tecnicamente, pur condividendo molte critiche alla singola inchiesta vallesana.

Cosa si sa sulla vita privata di

È sposato, pare sia convolato a nozze con Irene Silvestri a Brissago (Ticino), il 21 maggio 2020 (o in data molto prossima, come riportato da fonti locali ticinesi all’epoca e come riportato da auguri pubblici di testate locali). Non emergono dettagli ulteriori sulla sua sfera personale più intima.

Ma su Instagram ha condiviso diversi scatti di suo figlio Federico, nato tra il 2020 ed il 2021.

Dove vive?

Bazzi vive nel Cantone Ticino, Svizzera italiana: le sue attività professionali ed impegni lo collocano stabilmente nella zona Lugano, o dintorni. Un indizio specifico emerge da fonti relative al 2011, quando era associato a Melide (pochi km da Lugano), in seguito si sono rilevati commenti social che lo invitano a “tornare a Melide”, suggerendo che lì o nelle immediate vicinanze abbia residenza o legami forti.

Curiosità su Marco Bazzi

– È considerato una voce “svizzera” autorevole su temi giudiziari e di cronaca nera che coinvolgono il confine italo-svizzero. Proprio per la sua esperienza nel sistema elvetico è considerato un opinionista autorevole.

– Su Instagram si presenta come “Swiss journalist and opinionist”. Marco Bazzi spesso condivide via social le sue passioni per: viaggi, lettura, musica, vino e cucina – come dichiarato nelle bio editoriali. Spazio anche a contenuti che riguardano i suoi cani, ma anche: arte, cultura, natura, paesaggi ticinesi e svizzeri.

– Il suo account su X invece non risulta molto attivo, a confermare il fatto che non adopera la piattaforma con frequenza. Tra i post temi ticinesi e link a LiberaTV.

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ultimo aggiornamento: 23 Febbraio 2026 15:25

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