La vita e la morte di Giulio Regeni, ricercatore italiano ucciso in Egitto nel 2016, si intrecciano in un limbo di interrogativi sullo sfondo di una terribile fine.

Giulio Regeni è morto nel 2016, rapito al Cairo e barbaramente ucciso. Chi era? Intorno alla sua storia si innesta uno spettro di interrogativi ancora irrisolti, che affonda le radici in un braccio di ferro tra Italia ed Egitto per arrivare alla verità. Depistaggi e silenzi di Stato si rincorrono dietro la sua fine, ancora oggi tessuto di una fitta trama di dubbi e sospetti.

Chi era Giulio Regeni

Giulio Regeni è nato il 15 gennaio 1988 in Friuli, sotto il segno del Capricorno. Viveva a Fiumicello, in provincia di Udine, ma la sua passione per il giornalismo lo ha spinto oltreoceano, negli Stati Uniti, all’alba di una carriera in cui aveva investito un importante bagaglio di fatiche e aspettative.

Regeni era un ricercatore universitario, dottorando italiano a Cambridge trasferitosi al Cairo, in Egitto, nel settembre 2016. Una parentesi di studio tragicamente interrotta con la sua scomparsa, e infine una morte tradotta in uno degli enigmi più oscuri e intricati della cronaca nera.

Tra i 12 e i 14 anni, Giulio Regeni era stato ‘sindaco’ dei giovani del suo paese d’origine, prima del trasferimento a Trieste per frequentare il liceo. Poi le borse di studio e la vita all’estero, in New Mexico e Inghilterra, la laurea a Oxford e la carriera a Cambridge.

Proprio sulla scia di quest’ultimo impegno universitario, Regeni era partito alla volta della capitale egiziana per portare avanti la sua ricerca per la tesi. Il Medio Oriente lo aveva sempre affascinato, e i suoi studi gli avevano permesso di parlare perfettamente arabo e inglese.

Nel 2012 e 2013 gli era stato conferito il premio al Concorso internazionale ”Europa e giovani” dell’Istituto regionale per gli studi europei. Nella storia del ricercatore la collaborazione per il giornale triestino Konrad, poi l’esperienza con testate estere e quello pseudonimo, Antonio Druis, con cui firmava i suoi articoli…

Giulio Regeni
Fonte foto: https://www.youtube.com/watch?v=mutSVkkZc28

Giulio Regeni, dalle torture alla morte

Secondo i punti emersi nel giallo della scomparsa e morte di Giulio Regeni, il 28enne fu rapito il 25 gennaio 2016 nel cuore del Cairo. Il suo cadavere, parzialmente denudato e con evidenti segni di torture, venne ritrovato il 3 febbraio successivo in un fosso, lungo un’arteria stradale che collega la capitale d’Egitto e Giza.

Da quel momento, il volto di Giulio Regeni è diventato il simbolo di un rompicapo investigativo reso ancora più nebuloso dall’assente sinergia nel lavoro d’indagine dei due Paesi, un giallo che tiene la Procura di Roma incollata ai nervi tesi del Cairo, a interrogativi a cui qualcuno sembra non voler rispondere.

La famiglia del 28enne, i genitori Paola Deffendi e Claudio Regeni, e la sorella Irene Regeni, chiedono ancora giustizia. Si cerca ancora una verità che non è pienamente emersa.

Depistaggi e buchi neri nel giallo Regeni

I depistaggi sono il primo spettro con cui fare i conti, dopo il punto di domanda che segue la terribile fine di Giulio Regeni. L’avvio di 2 inchieste parallele, tra Roma e Il Cairo, non sortisce effetti positivi ai fini dell’indagine complessiva, che si rivela da subito lavoro denso di ostacoli e verità chirurgicamente taciute al di là del Mediterraneo.

Chi sono i responsabili dell’orrore? Spunta anche l’ombra, sempre più palpabile, di una ricostruzione della dinamica omicidiaria pilotata dall’Egitto con l’intervento dei servizi segreti civili. Ancorare questo scenario a forti elementi di concretezza non sarebbe difficile, alla luce di quanto accaduto nel marzo successivo al ritrovamento del corpo di Giulio Regeni.

Nel ventaglio di moventi portato sul tavolo dalle indagini del Cairo, già dal 2016, emergono ipotesi che portano a continui vicoli ciechi. Un incidente, un delitto passionale, la pista dello spaccio: tutti orizzonti arenati sulle sabbie mobili che mordono il caso.

Il 24 marzo 2016 è il giorno della notizia dell’uccisione di 5 soggetti ritenuti gravitanti intorno all’omicidio Regeni. Nell’abitazione di uno di loro viene ritrovato il passaporto del 28enne, ma questo sarebbe stato portato lì da un uomo della National security, i servizi segreti civili egiziani.

Le indagini sulla fine di Giulio Regeni

Regeni è stato ucciso perché ritenuto una spia? È l’altra pista che monta nel giallo del giovane friulano. Gli inquirenti italiani sostengono questa ipotesi, alla luce dei contatti tra Regeni e il sindacalista egiziano Mohammed Abdallah. Il 28enne avrebbe incontrato quest’ultimo per questioni legate alla sua ricerca, finendo per essere segnalato dall’uomo – secondo questa lettura degli eventi – proprio alla National Security.

In un video, la presunta richiesta di denaro a Regeni da parte di Abdallah. Lo stesso sindacalista l’avrebbe registrato – con una telecamera nascosta – durante un incontro con il ragazzo al quale aveva chiesto di poter destinare illegalmente la sua borsa di studio al sindacato. Filmato che, secondo un binario delle indagini, potrebbe essere stato girato su richiesta della polizia.

Il rifiuto di Giulio Regeni davanti a questa richiesta ha imposto la parola ‘fine’ alla sua esistenza? Per l’inchiesta italiana, non sarebbe un orizzonte di verità poi così peregrino.

Dicembre 2018: la Procura di Roma ha iscritto 5 persone nel registro degli indagati. Nel mirino dell’inchiesta di Piazzale Clodio sono finiti ufficiali del Dipartimento di Sicurezza nazionale (servizi segreti civili) e del reparto Investigazione giudiziaria del Cairo. A loro carico la contestazione del reato di concorso in sequestro di persona.

Nel giorno della sua scomparsa, Giulio Regeni aveva scritto alla fidanzata, Valeriia Vitynska, alle 19.41. Un sms inviato prima di uscire, prima che le nebbie del mistero inghiottissero il suo destino. 9 minuti dopo, alle 19.50, il suo telefono si sarebbe spento.

Caso Regeni: braccio di ferro Italia-Egitto

Lo studio del caso Regeni procede sullo sfondo di una sostanziale reticenza del Cairo nel fornire agli inquirenti italiani tutto il materiale – testimonianze comprese – in grado di mettere a fuoco la successione di eventi che hanno portato all’uccisione del 28enne.

Il giallo del ricercatore friulano è diventato baricentro di un lungo braccio di ferro Italia-Egitto in cui restano ancora nell’ombra volti e nomi di quanti potrebbero aver avuto un ruolo nella terribile sorte del giovane.

Una situazione di stallo investigativo e giudiziario sfociata nello spettro di tensioni diplomatiche tra i due Paesi, con il richiamo alle autorità egiziane per una maggiore collaborazione nel percorso verso la verità. Paola Deffendi e Claudio Regeni continuano la loro lotta per avere giustizia. L’omicidio del figlio è ancora immerso in una nube di mistero. Oltre quel muro di gravido di silenzi, la livida realtà di un’atroce fine.

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Ultimo aggiornamento: 17-01-2020


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