Chi è Giampiero Gualandi, condannato all’ergastolo per l’omicidio della vigilessa Sofia Stefani

Chi è Giampiero Gualandi, condannato all’ergastolo per l’omicidio della vigilessa Sofia Stefani

Giampiero Gualandi: biografia, carriera e vicende giudiziarie legate all’ex comandante della Polizia locale di Anzola dell’Emilia.

Giampiero Gualandi prima del coinvolgimento nell’omicidio della vigilessa Sofia Stefani, era una figura nota solo a livello locale, vin quanto aveva ricoperto ruoli di comando nella polizia municipale. Ma in passato, il suo nome era stato tirato in ballo anche in alcune vicende giudiziarie minori. Ecco chi è l’ex comandante della Polizia locale.

Chi è Giampiero Gualandi: biografia e carriera

La biografia pubblica di Giampiero Gualandi è prevalentemente legata alla carriera nella Polizia Locale fino al tragico evento del 16 maggio 2024, per il quale è stato condannato all’ergastolo. Nato l’11 giugno 1961 a Bologna (sotto il segno dei Gemelli), Gualandi dopo la laurea in Giurisprudenza presso l’Università di Bologna (conseguita nel 1991 con 110/110 e lode), ha costruito una carriera trentennale nei corpi municipali del Bolognese, raggiungendo il ruolo di dirigente della Polizia locale emiliana.

Tutta la sua carriera si è articolata nella Polizia Municipale, poi Polizia Locale, in vari comuni della provincia di Bologna. Infatti nel periodo 1998-2001, ha lavorato presso il Comune di Monterenzio, in qualità di Responsabile del Servizio Polizia Municipale, poi Responsabile dell’Area Organizzativa “Servizi ai cittadini”.

In seguito – fino al 2007 – è passato a lavorare nel Comune di Anzola dell’Emilia, nel ruolo di Direttore della Polizia Municipale. Mentre nel periodo 2007-2009, Giampiero Gualandi si è trasferito a lavorare nel Comune di San Giovanni in Persiceto (capofila Unione Terre d’Acqua). Qui ha ricoperto la carica di Responsabile del Servizio Segreteria e Comando (con funzioni di Vice Comandante) e Responsabile del Presidio Territoriale di Anzola.

Dal 2009 in poi è diventato Comandante del Corpo Intercomunale di Polizia Municipale dell’Unione Terre d’Acqua. Negli anni ha ricoperto ruoli di comando e coordinamento in diversi enti locali del territorio bolognese. Negli ultimi anni prima del suo arresto era tornato ad occuparsi prevalentemente di servizi interni (contenziosi, verbali) ad Anzola.

L’omicidio della vigilessa Sofia Stefani

Sofia Stefani è stata uccisa con un colpo di pistola (la Glock 17 d’ordinanza di Gualandi) sparato a breve distanza al volto (circa 30 cm) nell’ufficio di Giampiero Gualandi, all’interno del Comando di Polizia Locale di Anzola dell’Emilia, nel pomeriggio del 16 maggio 2024.

I due avevano una relazione extraconiugale (Gualandi, all’epoca dei fatti era sposato e padre di famiglia), che era in crisi. Secondo l’accusa, l’omicidio sarebbe stato premeditato per porre fine alla relazione e salvare il matrimonio, dopo che la moglie aveva scoperto il tradimento (il 30 aprile 2024).

Gualandi ha sempre sostenuto che si trattasse di un incidente mentre puliva l’arma. Ma i giudici hanno ritenuto la versione non credibile, in mancanza dell’attrezzatura per la pulizia, e per la cancellazione delle chat con la vittima poco prima della sua morte. Inoltre, si è scoperto un “contratto di sottomissione sessuale” tra i due. Un rapporto definito dalla difesa come ‘gioco’, ma ritenuto dalla procura segno di una relazione tossica e di controllo.

La Procura di Bologna ha sin da subito contestato la versione e lo ha fermato nella stessa notte con l’accusa di omicidio volontario aggravato (dal legame affettivo ed inizialmente dai futili motivi). Il processo contro l’uomo iniziato a febbraio 2025. La Corte d’Assise di Bologna ha condannato Giampiero Gualandi, il 20 novembre 2025, all’ergastolo, tenendo conto dell’aggravante del legame affettivo. Le motivazioni della sentenza parlano di premeditazione ed assenza di pietà.

La sentenza ha decretato anche i relativi risarcimenti civili: 600.000 euro a testa ai genitori di Sofia, 500.000 euro al fidanzato e 30.000 euro al Comune di Anzola.

Il processo di secondo grado è fissato per il 9 novembre 2026 davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Bologna.

La vita privata di Giampiero Gualandi: la relazione extraconiugale con Sofia Stefani

Nel corso del 2024, nel contesto del caso di cronaca nera, l’uomo risultava sposato e padre di due figli. Gualandi era dunque sposato da anni con una donna di cui per tutelare la privacy non sono emersi i dati.

Al momento dei fatti (maggio 2024) era un matrimonio apparentemente solido, almeno all’esterno, e Gualandi ricopriva un ruolo di prestigio (ex comandante della Polizia locale).

La relazione extraconiugale tra Giampiero (allora 63 anni) e Sofia (33 anni) era iniziata alcuni mesi prima dell’omicidio (probabilmente tra fine 2023, inizio 2024). Si trattava di una relazione segreta e squilibrata. L’uomo era il suo superiore gerarchico, lei una collega più giovane ed in posizione subordinata (vigilessa in prova).

Secondo quanto emerso nel processo, la relazione aveva aspetti di forte controllo e squilibrio di potere. Tra i messaggi recuperati dai telefoni è emerso un “contratto di sottomissione sessuale”, in cui Gualandi si definiva “padrone” e Sofia “sottomessa”.

Il 30 aprile 2024, la moglie di Gualandi ha scoperto la relazione extraconiugale. Ma Gualandi giura alla moglie che la storia era già finita a febbraio, e che non sarebbe più continuata. In realtà, la relazione tra i due proseguiva, ed infatti è proseguita fino al giorno dell’omicidio. Un dato dimostrato dai messaggi e dalle chat recuperate dal telefono di Sofia.

Sofia, dopo la scoperta da parte della moglie, aveva iniziato a contattarla insistentemente per raccontarle tutta la verità ed inviarle foto e messaggi. Secondo la ricostruzione della Procura e della Corte d’Assise, questo timore di perdere il matrimonio e la reputazione sarebbe tra i moventi dell’omicidio. Gualandi avrebbe voluto eliminare il problema rappresentato da Sofia, che non accettava la fine della relazione e minacciava di rendere tutto pubblico.

Curiosità su Giampiero Gualandi

– Nel corso della carriera, Gualandi si è ritrovato coinvolto in alcune controversie. Si è ritrovato implicato in una causa per mobbing, vinta dal suo predecessore Mauro Querzè, quando lui assunse la direzione del comando ad Anzola nel 2001. Nel 2015 è finito a processo (poi assolto) per presunta diffamazione aggravata nei confronti del sindaco di Anzola, Giampiero Veronesi, tramite presunti profili falsi social.

– Il caso dell’omicidio di Sofia Stefani ha attirato grande attenzione mediatica, in quanto femminicidio avvenuto sul luogo di lavoro tra colleghi con una relazione personale. Si è occupato del caso “Un giorno in pretura“, il programma storico di Rai 3 ideato e condotto da Roberta Petrelluzzi. Nella puntata del 15 luglio 2026, del programma di Rai 3, si è ricostruito il processo in Corte d’Assise di Bologna a carico di Giampiero Gualandi, con immagini e testimonianze dall’aula di tribunale.

– Giampiero Gualandi è detenuto nel Carcere della Dozza a Bologna, una della casa circondariale principale della città (nota anche come “Dozza”). L’uomo ha finito per essere trasferito più volte nella struttura durante le fasi processuali: subito dopo l’arresto nel maggio 2024, e definitivamente è tornato in carcere nel luglio 2025, dopo la conferma della custodia cautelare da parte della Cassazione (era ai domiciliari in attesa di giudizio). Dopo la condanna all’ergastolo in primo grado, è rimasto recluso lì in attesa del processo d’appello.

Personalità descritta in aula: durante il processo l’accusa lo ha dipinto come manipolatore e narcisista, con forte tendenza al controllo. I giudici nelle motivazioni della sentenza hanno parlato di una persona che “non ha avuto pietà” e che ha mentito ripetutamente.