Armanda Colusso è la madre di Alberto Trentini, cooperante umanitario italiano detenuto in Venezuela dal 15 novembre 2024 senza accuse chiare.
Armanda Colusso nel chiedere il rilascio di suo figlio Alberto Trentini, cooperante umanitario italiano detenuto in carcere in Venezuela, dopo l’arresto immotivato del 15 novembre 2024, ha dimostrato fermezza volendo giustizia per un italiano che ha scelto di stare dalla parte degli ultimi.
Profilo personale e background familiare di Armanda Colusso
Nota pubblicamente soprattutto per il suo impegno instancabile nella campagna per la liberazione del figlio, su Armanda Colusso si conoscono pochi dettagli personali. Armanda, sposata con il padre di Alberto (il cui nome non emerge spesso nei media, ma indicato in alcune fonti come Ezio Trentini), dopo la detenzione del figlio ha reso noti i problemi di salute del marito.
Alberto è l’unico figlio della coppia, descritto come la “ragione della loro vita”. La famiglia ha mantenuto inizialmente il silenzio su richiesta del governo italiano per non compromettere le trattative diplomatiche, ma successivamente Armanda ha rotto questo riserbo per mantenere alta l’attenzione sul caso. Non emergono dettagli ulteriori su professione o background personale della signora Armanda.
Residente a Venezia, con il marito (il padre di Alberto, che non l’ha affiancata mediaticamente nella battaglia, per via delle sue condizioni di salute precarie), la signora Colusso è diventata una figura pubblica per il suo instancabile impegno nella campagna per la liberazione del figlio unico. Dopo l’arresto di Alberto in Venezuela ha partecipato a conferenze stampa (ad esempio a Palazzo Marino a Milano), manifestazioni, interviste. In più ha presenziato vari eventi, come nel caso di quelli promossi dall’associazione Articolo 21.
La madre di Alberto Trentini ha inoltre lanciato diversi appelli diretti alle istituzioni italiane ed internazionali, invitata in diversi programmi televisivi. Tra l’altro ha scritto lettere al deposto presidente venezuelano Nicolás Maduro, chiedendo la liberazione di Alberto e sottolineando il suo lavoro umanitario apolitico.
Ma ha anche rivolto appelli alla premier Giorgia Meloni, al presidente Sergio Mattarella (che l’ha contattata personalmente per esprimere solidarietà) e persino a Papa Leone XIV per una mediazione. La signora Colusso non ha avuto paura di criticare il governo italiano per aver fatto, a suo avviso, troppo poco nei primi mesi della detenzione di suo figlio.
La detenzione di Alberto Trentini, ed il contesto della sua missione
Il cooperante italiano è stato arrestato il 15 novembre 2024 nello Stato di Apure, in Venezuela, mentre si dirigeva verso Guasdualito, una località al confine con la Colombia. L’arresto è avvenuto senza accuse formali né un processo regolare. Un fermo che si è configurato come una detenzione arbitraria, in piena violazione dei principi fondamentali del diritto internazionale, inclusi quelli sulla sparizione forzata.
Trentini lavorava per l’ONG internazionale Humanity & Inclusion (nota anche come Handicap International), un’organizzazione umanitaria che si occupa di assistenza alle persone con disabilità, e di interventi in zone di crisi. Un’organizzazione che si occupa anche di: mine antiuomo, riabilitazione e supporto alle comunità vulnerabili.
La sua missione specifica a Guasdualito riguardava attività di cooperazione umanitaria, in una regione segnata da: conflitti armati, migrazioni forzate e povertà estrema, dove l’ONG opera per fornire aiuti essenziali agli “ultimi” della società, come rifugiati e disabili.
Secondo fonti diplomatiche italiane, l’arresto potrebbe essere legato a tensioni politiche interne al Venezuela. Si è parlato anche di accuse non ufficiali di “attività sovversive”, o legami con oppositori del regime, sebbene non sia mai stata presentata alcuna prova.
Nel corso della sua detenzione si è spostata l’attenzione sulle condizioni di Trentini, rinchiuso nel carcere di El Rodeo I, vicino a Caracas. Si tratta di una prigione nota per le sue condizioni disumane e per essere utilizzata per prigionieri politici. Le testimonianze di ex detenuti rilasciati, hanno tracciato un quadro agghiacciante.
Ad esempio, Camilo Castro, un ex detenuto francese liberato nel novembre 2025, ha descritto torture sistematiche, applicate anche a prigionieri occidentali, con celle minuscole (circa 2 metri per 2), pavimenti coperti di escrementi, scarsa ventilazione e cibo insufficiente – spesso solo pane e acqua contaminata. Castro ha riferito di guardie incappucciate che infliggono punizioni fisiche e psicologiche, inclusi interrogatori notturni ed isolamento prolungato.
Un ex compagno di cella, un cittadino svizzero rilasciato nel luglio 2025, ha raccontato di aver condiviso lo spazio con Trentini. Il cooperante umanitario italiano gli ha confidato di essere accusato ingiustamente di “terrorismo” senza prove. L’uomo ha anche raccontato di aver assistito al suo deterioramento fisico: Trentini appariva dimagrito, esausto e segnato da mesi di privazioni.
Queste testimonianze, raccolte anche dall’avvocato Alessandra Ballerini, hanno evidenziato un regime carcerario che ignora i diritti umani basilari. Si è sottolineato anche il periodo iniziale di “sparizione forzata”, durante il quale i detenuti sono isolati dal mondo esterno per settimane.
Organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch hanno denunciato El Rodeo I come un centro di tortura. A queste accuse si sono allegati rapporti su: abusi sessuali, pestaggi e negazione di cure mediche.
Trentini ha potuto contattare la famiglia solo tre volte via telefono (dal novembre 2024 al gennaio 2026). Si è trattato comunque di conversazioni brevi e cariche di emozione. Sua madre, Armanda Colusso, ha descritto questi momenti in interviste: “Non ci siamo detti molto perché eravamo troppo emozionati. Ci ha chiesto come sta papà e ci ha detto che il peggio era passato”.
Armanda ha espresso frustrazione per la lentezza delle istituzioni, sottolineando che il “peggio” menzionato dal figlio, ha lasciato immaginare abusi estremi, come quelli descritti dagli ex detenuti.
Curiosità su Armanda Colusso
– Descritta come una madre determinata e resiliente, ha trasformato il suo dolore personale in una testimonianza civile. In questo modo, ha mantenuta alta l’attenzione mediatica sul caso del figlio, detenuto nel carcere di El Rodeo, dopo l’arresto nel novembre 2024.
– Armanda è diventata simbolo di grande impegno civile pubblico, offrendo una testimonianza paziente e determinata. Per questo motivo, la rivista Famiglia Cristiana l’ha inclusa tra le “Donne dell’Anno 2025”. Un atto che ha testimoniato il riconoscimento in lei della forza delle madri, e della dignità di chi continua ostinatamente a credere nella giustizia.
– La signora Armanda è stata selezionata dal Corriere della Sera nella sua tradizionale lista delle donne che hanno lasciato un segno nel 2025, e da Alley Oop (Il Sole 24 Ore) tra i ‘modelli di eccezionale normalità’, per la sua capacità di trasformare l’attesa angosciata in una richiesta pubblica di responsabilità e verità.
– “Che Tempo Che Fa“, trasmissione condotta da Fabio Fazio, su Nove, ha dedicato ampio spazio al caso di Alberto Trentini in diverse puntate del 2025. Inoltre ha ospitato sua madre, diventando uno dei principali veicoli mediatici per gli appelli alla sua liberazione.
