Tutto su Antonio ‘Tony’ Chichiarelli, l’artista criminale raccontato nel film “Il falsario”

Tutto su Antonio ‘Tony’ Chichiarelli, l’artista criminale raccontato nel film “Il falsario”

Antonio Chichiarelli, detto Tony, noto come “falsario di Stato”, ha rappresentato un personaggio emblematico degli Anni di Piombo.

Antonio “Tony” Chichiarelli (nome completo Antonio Giuseppe Chichiarelli) è stato un criminale, falsario di opere d’arte e documenti, legato alla malavita romana degli anni ’70 e ’80. La sua figura è tornata di attualità grazie al film Netflix, “Il Falsario” (The Big Fake, 2026), con Pietro Castellitto nel ruolo di Tony, che ricostruisce con libertà narrativa la sua vita intrecciata ai ‘misteri d’Italia’ degli Anni di Piombo.

Chi è Antonio ‘Tony’ Chichiarelli: biografia, storia e profilo criminale

Nato il 2 gennaio 1948 – sotto il segno del Capricorno – a Magliano de’ Marsi, in provincia de L’Aquila, Antonio Giuseppe Chichiarelli proveniva da una famiglia umile ed onesta di origini abruzzesi. Orfano di madre da piccolo, è cresciuto in collegio, dove mostrò ben presto un talento artistico, ma non riuscì a sfondare come pittore legittimo.

Trasferitosi a Roma negli anni ’70, si è fatto travolgere da una vita malavitosa, collezionando una serie di piccoli crimini: scippi (primo arresto noto nel 1967), possesso d’armi, truffe, ricettazione.

Sempre a Roma ha sviluppato le sue abilità come pittore e falsario estremamente talentuoso. Era in grado di contraffare con grande precisione quadri di artisti famosi, come: De Chirico, Guttuso, Morandi, Dalì ed altri. Ma era capace di contraffare anche firme e documenti.

In carcere conobbe Danilo Abbrucciati, uno dei futuri capi della Banda della Magliana, la potente organizzazione criminale romana degli anni ’70-’80. Questo legame lo introdusse nel mondo della malavita organizzata. Entrò nel giro di spaccio di droga, riciclaggio di denaro, prostituzione, rapine e soprattutto falsificazione di opere d’arte. Si legò anche ad esponenti di Cosa Nostra, al Clan dei marsigliesi ed a ambienti dell’eversione nera (fu accostato persino al fallito Golpe Borghese).

Il suo ruolo nei grandi misteri italiani

Associato principalmente alla Banda della Magliana, si occupò di traffici di droga, contrabbando, ricatti e falsificazioni su commissione. È diventato famoso per due episodi principali: il falso comunicato n. 7 delle Brigate Rosse (18 aprile 1978); la “rapina del secolo”.

Durante il sequestro di Aldo Moro, fu Tony (secondo numerose testimonianze ed indagini) a redigere e falsificare il comunicato in cui le BR annunciavano il “suicidio” del leader democristiano ed il ritrovamento del corpo nel Lago della Duchessa. Questo depistaggio fece parte di una strategia, anche con coinvolgimento di apparati dello Stato e figure come Steve Pieczenik, per confondere le indagini e l’opinione pubblica.

I processi hanno accertato il suo coinvolgimento nel confezionamento del falso comunicato, il cosiddetto “comunicato del Lago della Duchessa”. Rimase invece ignoto chi lo commissionò, si sollevarono diverse ipotesi: servizi segreti italiani SISDE, ambienti neofascisti o altri apparati statali per creare confusione durante i 55 giorni del sequestro.

Inoltre, il suo nome è legato alla “rapina del secolo” alla Brink’s Securmark (24 marzo 1984). Tony organizzò e partecipò al colpo da circa 35 miliardi di lire. Si tratta di una delle rapine più grandi della storia italiana, lasciando false tracce che simulavano un’azione terroristica.

Nel marzo 1984, guidò il colpo alla Brink’s Securmark di Roma in via di Tor Sapienza, definito “la rapina del secolo”. Questo perché furono sottratti: contanti, oro e valori per circa 35 miliardi di lire (equivalenti a decine di milioni di euro odierni).

Nella notte tra il 27 ed il 28 settembre 1984, Tony perse la vita in un agguato con tre (o sei, secondo alcune fonti) colpi di pistola, mentre era in auto con la compagna ed il figlio neonato. Il delitto resta ufficialmente irrisolto. Si è pensato ad un probabile regolamento di conti, legato ai suoi traffici, con ipotesi che vanno dalla Banda della Magliana, alla mafia, ai servizi deviati includendo anche mandanti più oscuri.

Antonio ‘Tony’ Chichiarelli morì assassinato il 28 settembre 1984 a Roma, sei mesi dopo la rapina Brink’s, crivellato di proiettili in un agguato professionale mentre era in macchina con la compagna ed il piccolo.

La turbolenta vita amorosa di Antonio “Tony” Chichiarelli

Fonti giudiziarie, biografie ed articoli hanno documentato due sue relazioni amorose, entrambe intrecciate con la sua ascesa criminale ed il mondo dell’arte/falsificazione. Si fa riferimento dapprima al matrimonio con Chiara Zossolo, intorno al 1977. Tony incontrò Chiara, una gallerista d’arte originaria di Taranto che gestiva una galleria a Trastevere. Lei lo introdusse nel mercato dell’arte legittimo, fornendogli contatti preziosi per vendere i suoi falsi d’autore.

Poco dopo i due si sono sposati, e sono andati a vivere in una villa lussuosa all’EUR (via Sudafrica), affittata nel 1978 per una cifra altissima (950.000 lire al mese all’epoca). Chiara era una donna colta, professionista del settore artistico, e per anni rappresentò la “facciata” borghese di Tony. Di fatto, lui si presentava come critico d’arte o mercante, e lei lo aiutava nel riciclaggio, tramite il commercio di quadri.

La coppia si è separata intorno al 1980-1981. Chiara testimoniò più volte negli anni ’80 e ’90 (ad esempio nel processo Pecorelli e nelle indagini su Moro), confermando confidenze del marito sul falso comunicato n. 7 delle BR e su altri segreti. Non ebbero figli noti dal matrimonio.

In seguito, è emersa la sua relazione con Cristina Cirilli, conosciuta nel gennaio 1983. Cristina all’epoca era una giovane – di circa 20-21 anni – ex-commessa di negozio. Una volta diventata la sua compagna, andarono a vivere insieme in un seminterrato in via Ferdinando Martini, zona Talenti/ periferia romana.

Nell’agosto 1984 è nato il loro figlio, Dante (o menzionato come neonato di un mese al momento della morte del padre). Lei lo descrisse come un “mercante di quadri” preso dagli affari, apparentemente ignara (o dichiaratamente tale) dei suoi legami criminali più profondi.

La notte tra il 27 ed il 28 settembre 1984, mentre rincasavano in Mercedes con il piccolo Dante sul sedile posteriore, la coppia ha subito l’agguato che causò la morte di Tony. L’assassino ha sparato prima a Cristina (che ha perso un occhio, rimanendo ferita gravemente, con un proiettile incastrato vicino alla spina dorsale).

Cristina testimoniò in Procura – ad esempio nel gennaio 1985 – riconoscendo oggetti legati al marito. In più, confermò sue confidenze su fatti scottanti (come l’omicidio Pecorelli). Dopo l’omicidio sparì dalla cronaca.

Curiosità su Antonio “Tony” Chichiarelli

– Tony ha vissuto una vita da “dandy” del crimine: villa all’Eur, auto di lusso, donne, cocaina. Ma era un personaggio ambiguo, doppio-giochista, con contatti che spaziavano dalla criminalità comune ai Nar (estrema destra), fino a presunti legami con servizi segreti italiani (SISDE) e forse stranieri.

– Il suo talento lo portava a non realizzare delle semplici e grossolane copie, ma dei falsi perfetti altamente credibili, tanto da sembrare delle verità inconfutabili.

– La sua carriera criminale è stata costellata da numerosi arresti, ma quasi sempre per reati minori. Infatti non venne mai condannato per i fatti più gravi perché ucciso prima.

– Il suo identikit – in base a descrizioni fornite da chi lo ha conosciuto – è quello di un uomo ambizioso, cinico, geniale ma amorale. Tony voleva ricchezza e riconoscimento, piuttosto che fedeltà ideologica.

– La sua figura è tornata negli anni di grande attualità grazie a libri come Il Falsario di Stato di Biondo e Veneziani, ed al film Netflix “Il falsario” (The Big Fake, 2025-2026), con Pietro Castellitto nel ruolo di Tony, che romanzano, con base di racconto reale, la sua vita criminale intrecciata ai misteri italiani degli Anni di Piombo. Il film ha voluto raccontare una storia dove il falso è trattato non solo un reato, ma come uno strumento di potere. Una narrazione in cui non trova spazio l’esaltazione di antieroi o compromessi, né assoluzioni.