Durante la presentazione de Il Premio Mario Verdone, Carlo Verdone lancia un duro avvertimento sul futuro del cinema e non usa mezzi termini.
Mentre la Rai ha preso una decisione ufficiale sul futuro di Paolo Belli dopo l’incidente, Carlo Verdone lancia un duro avvertimento sul mondo del cinema. Il regista ha definito il momento attuale “disastroso“, soffermandosi anche sui rischi legati all’intelligenza artificiale. Parole molto forti, riportate da Vanity Fair durante la presentazione de Il Premio Mario Verdone.

Carlo Verdone senza filtri sul mondo del cinema: “Disastroso”
L’occasione per fare il punto sullo stato di salute del cinema è arrivata durante la presentazione della diciassettesima edizione del Premio Mario Verdone, riconoscimento dedicato agli esordienti italiani che verrà assegnato nell’ambito del prossimo Festival del Cinema Europeo di Lecce.
Proprio pensando a chi sta cercando di costruire oggi una carriera nel settore, Carlo Verdone ha fotografato una realtà molto diversa da quella vissuta dal cinema nei decenni passati.
“Il cinema soffre molto in sala, è inutile nasconderlo. Basta guardare gli incassi: è un momento disastroso. Spaventa gli esordienti, i giovani e i veterani“, ha detto. Il problema, secondo il regista, riguarda anche la perdita di quelle sicurezze che un tempo sembravano accompagnare determinate produzioni.
In questo scenario, Verdone ritiene fondamentale tornare a investire innanzitutto sulla qualità delle storie e sull’originalità delle idee.
L’avvertimento sull’uso dell’intelligenza artificiale
Se la situazione delle sale preoccupa Carlo Verdone, ancora più netto è stato il suo intervento sul ruolo che potrebbe assumere l’intelligenza artificiale nel cinema.
“Se l’AI entra a gamba tesa nel cinema, la vedo dura. Non esisterebbe più il cinema d’autore, ma un cinema fatto dall’algoritmo. La settima arte rischierebbe di morire e di trasformarsi in una sorta di videogioco. Per me l’AI è pericolosissima perché potrebbe provocare disoccupazione tra sceneggiatori, doppiatori e molte altre figure. È uno strumento potentissimo, una bomba atomica. Se entra nell’arte, l’arte finisce“, ha concluso il regista romano.