L’intelligenza artificiale è entrata nel grande colosso Burger King: tra i suoi compiti c’è anche quello di controllare i dipendenti.
Si chiama Patty ed è il nuovo assistente basato sull’intelligenza artificiale di Burger King. Dalla gestione degli ordini al controllo delle scorte in magazzino, passando per i menu e il controllo dei dipendenti: sono tanti i suoi compiti, ma solo uno accende il dibattito ed è quello riguardante i lavoratori.
Burger King “assume” l’intelligenza artificiale
L’intelligenza artificiale è utile, in alcuni casi utilissima, quindi Burger King non poteva assolutamente restare senza il suo aiuto. C’era da aspettarselo ed è assolutamente normale, ma qualche dubbio sorge comunque, specialmente quando tra i tanti compiti dell’AI c’è il controllo dei dipendenti. Ma, procediamo con ordine.
La nuova assistente del colosso del fast food si chiama Patty e, al momento, è in via di sperimentazione negli Stati Uniti. Basata su tecnologia OpenAI, fa parte di una piattaforma più ampia, la BK Assistant, che collega i diversi sistemi operativi dei ristoranti in un unico flusso di dati per gestire diversi aspetti: dagli ordini alle scorte, passando per i menu digitali.
I suoi compiti sono tanti e sicuramente contribuiscono a migliorare sia la gestione dei fast food che la qualità del servizio, ma il fatto che l’intelligenza artificiale sia integrata negli headset indossati dai dipendenti sembra un po’ eccessivo. Patty è addirittura capace di registrare quante volte i lavoratori pronunciano parole come “grazie”, “benvenuto” o “per favore” ai clienti.
La giustificazione di Burger King
La scelta di Burger King, ovviamente per quel che riguarda i dipendenti, ha subito alzato un polverone. In molti sostengono che questo sia un controllo eccessivo, una sorveglianza sul lavoro umano che va a ledere sia la dignità che la privacy dei lavoratori. Dal canto suo, il colosso si è giustificato dicendo di aver “assunto” Patty per “mantenere alta la qualità dell’esperienza“.
L’intelligenza artificiale deve essere inquadrata come una sorta di supervisore invisibile che raccoglie informazioni col fine di migliorare ogni aspetto: dalla quantità degli ingredienti da mettere in un panino all’avviso di eventuali guasti o mancanze. Poi, il fatto che controlli pure i dipendenti serve, sempre secondo Burger King, a “fornire ai responsabili dei punti vendita una misura aggregata dello stile di servizio, utile per il coaching e per comprendere i modelli di interazione con la clientela“.
