“La storia è un’altra cosa”: le frasi più interessanti di Alessandro Barbero

“La storia è un’altra cosa”: le frasi più interessanti di Alessandro Barbero

Vi presentiamo una raccolta delle frasi più interessanti e illuminanti di Alessandro Barbero, uno dei più grandi divulgatori italiani.

Per gli amanti della storia, Alessandro Barbero è un punto di riferimento. Lo è, però, anche per i semplici appassionati, per coloro che vogliono scoprire qualcosa in più senza doversi sorbire discorsi incomprensibili. La chiarezza, tralasciando l’immensa cultura, è la sua virtù più grande. Ripercorriamo la sua carriera con le frasi più interessanti e illuminanti.

Alessandro Barbero: le frasi più interessanti

Classe 1959, Alessandro Barbero è uno dei più grandi divulgatori italiani. Storico, scrittore e docente universitario, è molto amato per la semplicità con cui riesce a parlare degli argomenti più difficili e ostici. Non a caso, è spesso ospite di trasmissioni televisive e web, podcast compresi. Strano ma vero, non ha profili social: quelli esistenti sono gestiti dai suoi studenti o da semplici fan.

Ripercorriamo la splendida carriera di Barbero con le sue frasi più interessanti:

  • Sarebbe bene se, diversamente da Roberto Benigni nel suo film La vita è bella, ci ricordassimo che a liberare Auschwitz e le sue vittime sono stati i “malvagi comunisti sovietici” e non i “buoni americani” […]. Ecco, vedete come si sfuma tra la memoria vera, la memoria ricostruita? Quanta gente ha visto il film e si ricorderà per sempre che Auschwitz è stata liberata dagli americani? Ecco, la storia è un’altra cosa.
  • Il meridione era entrato già dal tardo medioevo in declino. Coloro che hanno piacere di raccontare queste fregnacce diranno che a Napoli è stata costruita la prima ferrovia d’Italia la Napoli – Portici, ma nel 1860 non c’era nient’altro, la rete stradale del mezzogiorno erano insignificanti rispetto a ciò che c’era al nord semplicemente perché un governo passivo e spaventato del progresso non aveva voluto proseguire in quella direzione. L’analfabetismo era 10 volte superiore alle zone più avanzate del nord un abisso. Tutti altri elementi statistici danno senso di divario abissale.
  • Si può raccontare la storia in forma lieve, senza essere troppo ponderosi, rispettando tuttavia le fonti e la verità storica. Montanelli era molto bravo a scrivere, ma in fondo ne sapeva poco, gli piaceva gigioneggiare, sprofondava nell’anacronismo. Oggi ci si è accorti che, nel raccontare la storia, essere rigorosi ed essere divertenti non è conflittuale.
  • L’incoronazione imperiale di Carlo Magno non determinò, ma sancì la nascita di uno spazio politico nuovo, che a distanza di oltre mille anni continua ad apparirci familiare: un’Europa di cui la Francia e la Germania sono i partner principali, e in cui l’Italia padana è più integrata del Mezzogiorno, la Catalogna più del resto della Spagna, mentre la Gran Bretagna continua ad esserle in qualche misura estranea. Questa Europa nordica e continentale, latino-germanica per cultura, ma diffidente verso le regioni mediterranee e quasi del tutto dimentica di quelle greco-slave dell’Est, è un lascito di Carlo Magno; e non è affatto un caso che ancor oggi il cuore e il cervello dell’Unione battano a Bruxelles, a Strasburgo, a Maastricht, nel cuore dell’antico paese franco.
  • L’importantissimo progresso occidentale che nell’impero ottomano non penetra è la stampa.
  • Tutti i leader dell’impero ottomano erano nati cristiani ed erano figli di povera gente.
  • Franchi in origine significava semplicemente «i coraggiosi», e più tardi volle dire «i liberi».
  • Gli Stati Uniti dal 1945 a oggi non sono mai stati, credo, in pace in senso stretto. Nel senso che non ci fosse qualche posto del mondo dove dei soldati americani stavano combattendo e morendo.

Le frasi più illuminanti di Alessandro Barbero

Tanti i riconoscimenti ottenuti nel corso della sua carriera, come: Professore dell’anno all’Università del Piemonte Orientale (2014), Premio Selezione Bancarella (2011), Premio Cherasco Storia (2002), Premio Strega (1996) e Premio Grinzane Cavour Autore esordiente (1996). Di seguito, un’altra selezione delle frasi più illuminanti di Alessandro Barbero:

  • Quando una cosa comincia a essere necessaria, di solito qualcuno la inventa.
  • Gli Avari erano grandi e grossi e d’animo fiero, e Iddio li sterminò, e tutti quanti morirono, e non ne è rimasto nemmeno uno.
  • Col mestiere che faccio, dovrei aver imparato a non farmi illusioni; e invece finisco sempre per farmene. Forse, dopo tutto, sta tramontando la stagione in cui in Italia si poteva impunemente stravolgere il passato, reinventarlo a proprio piacimento per seminare odio e sfasciare il Paese, senza che questo provocasse reazioni pubbliche e senza doverne pagare le conseguenze in termini di credibilità e di onore.
  • I tedeschi uno può pensare quello che vuole, ma la guerra la sapevano fare. Hanno fermato di netto lo sbarco americano.
  • Un gruppo sociale è forte e comanda quando fa pensare anche gli altri come lui. E oggi tutti pensiamo quello: l’imprenditore è la figura più ammirata, il profitto è fondamentale… e gli intellettuali ripetono queste cose oggi. […] In ogni società c’è un gruppo che domina.
  • La gente crede che a chiedere un favore si indebolisca, perché poi si rimane in debito verso quelli che te l’hanno fatto… non è affatto così. Chiedere un favore è come chiedere un prestito per investirlo in un grosso affare. Poi si rimane in debito, certo, e prima o poi bisogna restituirlo. Ma intanto quello che ti ha fatto il prestito è diventato diciamo così, il tuo socio. Ha interesse che le cose ti vadano bene, non che ti vadano male. Ti ha fatto un favore e vuole che tu ti trovi in condizione di restituirlo. Vuole che si sappia che quelli a cui lui fa dei favori, hanno successo.
  • La storia è diversa della memoria: la memoria è infatti soggettiva e non può essere condivisa ma pacificata. La memoria è una trappola. La storia è ricostruire i fatti all’interno del loro contesto, a volte è l’interpretazione dei fatti se i fatti sono acclarati. Non esiste una storia oggettiva, proprio perché l’orientamento personale rischia di offuscare il giudizio.
  • L’Italia è un Paese particolarmente variegato e frazionato e litigioso e spaccato, più della Francia di sicuro, o della Germania che è comunque un Paese di grandi diversità e che però non è così profondamente litigioso. E in più c’è la grande diversità geografica… Al di là del pittoresco, l’Italia è tuttora un Paese per metà fascista e per metà antifascista. E lo è sempre stato, salvo che si è fatto finta che i fascisti non fossero proprio la metà, che fossero una minoranza, invece sono chiaramente la metà del Paese.
  • Sono sempre stato orgogliosamente di sinistra e continuo a esserlo. Ma la sinistra, oggi, è rimasta ingabbiata nel mondo intellettuale e nei salotti borghesi: non è più radicata, come un tempo, tra le fasce popolari. È una sinistra più attenta ai diritti umani, temi comunque nobilissimi, che non al conflitto economico e sociale. Ma è un problema della sinistra di tutto l’Occidente.
  • La lotta di classe c’è stata e l’hanno vinta i ricchi… e non hanno preso prigionieri.
  • Dov’è il confine tra immaginario e reale? […] La storia è sempre fatta da due elementi che bisogna far stare insieme anche se in realtà sono come l’acqua e l’olio. Da una parte i fatti oggettivi che succedono, dall’altra i riflessi che provocano nella testa della gente.

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