Ospite al Pride Village, Barbara D’Urso rompe il silenzio sul caso di Mirko Moriconi e lancia una frecciatina a Mediaset.
Dopo l’annuncio del suo ritorno tanto atteso (in teatro), Barbara D’Urso è stata ospite al Padova Pride Village. La conduttrice ha avuto modo di esprimere la sua opinione riguardo al caso di Mirko Moriconi, il ragazzo omosessuale ucciso dal padre. La presentatrice ha sottolineato che lei è sempre stata molto sensibile nel trattare questi argomenti e portare avanti queste battaglie sociali. Nel suo discorso non sono mancate le frecciatine a Mediaset, azienda per cui non lavora più da anni.

Perché Barbara D’Urso vuole fare causa a Mediaset
Per anni Barbara D’Urso è stato uno dei volti di punta di Canale 5. La presentatrice televisiva è stata al timone di programmi come Pomeriggio 5 e Live Non è la D’Urso, dando un ottimo contributo anche in termini di ascolti. Tuttavia la sua era d’oro in Mediaset è terminata nel 2023, quando i vertici dell’azienda hanno scelto di non rinnovarle il contratto.
Una rottura che la 69enne non ha mai metabolizzato del tutto. A distanza di alcuni anni, infatti, ha scelto di procedere per vie legali rivendicando alcuni suoi diritti. Nelle sue azioni legali chiederebbe le scuse per un post offensivo nei suoi confronti diffuso dalla pagina Qui Mediaset. Inoltre rivendicherebbe anche il pagamento per alcuni diritti d’autore non riconosciuti per programmi quali Live non è la D’Urso.
“Mi hanno tolto la possibilità di fare queste battaglie”
Ospite al Village Pride di Padova, Barbara D’Urso è salita sul palco per ricordare Mirko Moriconi, il ragazzo gay ucciso dal padre. Nel suo discorso, la presentatrice ha rivendicato il suo impegno sociale, portato avanti nel corso degli anni di lavoro in Mediaset.
“L’azienda per la quale ho lavorato per tanti anni mi ha tolto la possibilità di fare queste battaglie che ho fatto fin da subito” ha dichiarato la 69enne. “Sono 16 anni che faccio queste battaglie, come quella contro la violenza sulle donne, quella delle telecamere negli asili nido e nelle case di riposo degli anziani. E io da tre anni non posso più entrare nelle case della gente a dire questo e non so se ora c’è gente che quotidianamente lo fa, non ne ho idea. Però questa cosa mi manca veramente“ ha concluso, dimostrando il suo risentimento verso i vertici di Cologno Monzese.