Wwf: a rischio i due terzi della fauna selvatica entro il 2020

Entro il 2020 il pianeta avrà perso i due terzi della popolazione animale in 50 anni: è questo l’allarme del WWF, diffuso nelle scorse ore

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Ancora quattro anni e la popolazione globale di specie animali e vegetali potrebbe crollare del 67%, ovvero due terzi. Tutta colpa del peso “insostenibile” della mano dell’uomo sulla fauna selvatica. A lanciare l’allarme è il Wwf con il suo ‘Living Planet Report‘, illustrato a Montecitorio.

L’ultimo rapporto del World Wildlife Fund sulle condizioni della fauna selvatica è drammatico: quasi tre quinti dei vertebrati – pesci, uccelli, anfibi, rettili e mammiferi – sono stati spazzati via tra il 1970 e il 2014 a causa della presenza o delle attività umane. Se tutto questo dovesse continuare due terzi della fauna selvatica scompariranno entro il 2020, con un declino annuale del 2%.

L’umanità si è messa in pericolo da sola

Il direttore generale di Wwf International, Marco Lambertini, commenta:

“La biodiversità continua a ridursi e la natura, così come la conosciamo oggi, scomparirà tutta d’un colpo. Il calo subito dalle popolazioni della fauna selvatica è sempre più preoccupante e se non si interverrà per invertire la tendenza, prevediamo una diminuzione media del 67%” entro il 2020.”

Per misurare l’evoluzione, il Wwf, in collaborazione con la Zoological Society di Londra, ha studiato 14.152 animali appartenenti a 3.706 specie di vertebrati. Particolarmente colpiti, gli animali d’acqua dolce, i cui numeri stanno precipitando: una diminuzione dell’81% in media tra il 1970 e il 2012.

Il numero delle specie terrestri è crollato del 38%. A causa del bracconaggio, il numero di elefanti africani, per esempio, è sceso di 111.000 unità dal 2006, e ora se ne contano in totale 415.000 unità. Le popolazioni degli ambienti marini sono diminuite del 36%.

La causa di questo drammatico declino va imputata al degrado dell’habitat dovuto all’agricoltura, alla distruzione delle foreste, all’estrazione mineraria, ai trasporti, alla produzione di energia. Cui si aggiungono altre cause come l’eccessiva caccia, pesca o la caccia di frodo, l’inquinamento dovuto alle industrie e all’urbanizzazione, le specie invasive, le malattie.