In Italia ne soffre circa il 15% delle donne, di tutte le età, ed è considerato uno dei fastidi più importanti dell’area genitale femminile.

Si tratta della vulvodinia, non una vera e propria patologia, ma una condizione di dolore cronico avvertito nella zona della vulva.

La sua apparente non correlazione con una causa medica in particolare, ha per molti anni (e purtroppo ancora adesso) relegato questa condizione dolorosa a un problema di tipo psicosomatico, creando nelle donne una drastica riduzione della qualità di vita.

Il dottor Silvano Zaglio, ginecologo a Brescia per idoctors.it, ci aiuta a capire meglio di cosa si tratta dando inoltre dei consigli su come gestirla e possibilmente prevenirla.

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Cosa si intende per vulvodinia? Quali sono i sintomi?

La vulvodinia non è una patologia, è un disturbo della vulva che si avverte in maniera costante da almeno tre mesi. Le donne lo descrivono come bruciore, sensazione di abrasione e forte secchezza a livello della vulva, soprattutto durante i rapporti sessuali penetrativi, in assenza di alterazioni obiettive visibili dell’organo genitale.

Come viene fatta la diagnosi?

Proprio per questo, per diagnosticare la vulvodinia si deve ricorrere alla cosiddetta diagnosi differenziale, escludendo cioè altre cause che potrebbero dare i sintomi avvertiti. Nelle donne in età fertile, ma anche in post menopausa, ci sono da escludere ad esempio delle candidosi, o delle vaginiti batteriche che si prolungano nel tempo, magari mal trattate e curate, ancora in corso. Oppure occorre assicurarsi che non ci siano infiammazioni croniche come il lichen. Insomma, malattie che derivano da altri tipi di patologie.

Quando tutto ciò è escluso, si inizia a pensare alla vulvodinia, e per accertarne la presenza si ricorre quasi sempre ad un test, cosiddetto del cotton-fioc. Per effettuarlo si vanno a individuare delle aree di dolore, ad esempio ad ore 4, 6, 8 del vestibolo, dove cioè si inseriscono le piccole labbra, e si categorizza la severità andando ad esercitare una lieve pressione in quei punti e constatando o meno la presenza di un riflesso doloroso molto importante. Se è presente, si accerta la presenza della vulvodinia.

Perché si presenta questa patologia?

Una volta c’era un certo pregiudizio su questo disturbo e si arrivava addirittura a parlare di ipocondria. Poi, invece, la letteratura scientifica si è fatta consistente e si è visto che a intervenire è un mastocita, un mediatore pro infiammatorio che scatena una seria reazione infiammatoria (per fattori meccanici, come nel caso del test o durante la penetrazione, ma anche per contatto con particolari sostanze chimiche o per l’influenza di alcuni ormoni).

Proprio perché le cause possono essere molteplici, nel corso degli anni si sono fatte numerose ipotesi su che cosa potesse incidere nell’iperattivazione del mastocita. Si è parlato ad esempio di alcuni contraccettivi orali contenenti drospirenone, oppure la presenza di malattie autoimmunitarie, infezioni o neuropatie. In ogni caso, la causa non è mai univoca, l’importante è la diagnosi e soprattutto il trattamento. Regolare questo scatenamento di riflesso del mastocita è il solo possibile rimedio a questa condizione dolorosa.

Qual è il trattamento indicato?

Non esiste un trattamento standard, varia un po’ a seconda dell’esperienza del ginecologo. E soprattutto ci vuole pazienza, non si può risolvere in poco tempo. Quello che si è visto funzionare, in ogni caso, è un mix di terapie con anestetici locali, creme a base di estrogeni e lubrificanti, che portano quasi sempre a una risoluzione di questo fastidioso problema. A questo, spesso si aggiungono alla cura anche degli antidepressivi triciclici, ovviamente non a dosaggi psichiatrici ma molto più bassi, perché non sono poche le pazienti che a causa di questa condizione, si portano dietro una frustrazione pesante. Si è visto inoltre che una dieta povera di sale, cioè evitando insaccati, alimenti in scatola, snack, patatine, ecc., aiuta ad alleviare il fastidio e a tenere sotto controllo la sindrome dolorosa.

C’è qualche consiglio che si sente di dare in merito?

Un consiglio che mi sento di dare è innanzitutto quello legato alla cura vulvare, che consiste nell’utilizzo di indumenti intimi di cotone e non sintetici, nel limitare l’uso di jeans o collant troppo aderenti, nell’evitare anche gli irritanti vulvari, come alcuni tipi di lavande, profumi, detergenti intimi, che anche se di ottime marche si possono rivelare estremamente irritanti. Nel lavaggio in generale consiglio inoltre di non usare troppo sapone, utilizzando ad esempio saponi che possono andare bene in ambito pediatrico. E possibilmente anche assorbenti di cotone. Importante infine anche un’abbondante lubrificazione durante i rapporti sessuali.

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Ultimo aggiornamento: 15-04-2023


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