Vermeer a Bologna: Sale la Febbre per La Ragazza con l’Orecchino di Perla

230mila i visitatori attesi dall’8 febbraio al 25 maggio. Vermeer con il suo capolavoro noto come La Ragazza con l’Orecchino di Perla, è approdato a Bologna nelle sale di Palazzo Fava.

chiudi

Caricamento Player...

Più di 200mila i visitatori attesi a Bologna, inutile operazione commerciale per i critici Vittorio Sgarbi e Philippe Daverio. Vermeer con il suo capolavoro Ragazza con Turbante (1665), più nota come La Ragazza con l’Orecchino di Perla, è approdato a Bologna nelle sale di Palazzo Fava. La mostra Il mito della Golden Age. Da Vermeer a Rembrandt capolavori dal Mauritshuis aprirà al pubblico il prossimo 8 febbraio con l’orario prolungato sino alle 2.

Sono già più di 100 mila i biglietti acquistati tramite internet. Secondo gli organizzatori, nei quattro mesi di apertura, arriveranno più di 230 mila visitatori.

Bologna è l’unica tappa europea per la tavola di Vermeer che, dopo aver attirato a sé frotte di estasiati ammiratori a Tokio e a New York, proseguirà per l’Aia dove nel frattempo il museo che da sempre la custodisce è stato rinnovato. Non sarà sola, accanto a lei 36 tra i più bei dipinti di quella che è stata considerata l’età dell’oro per la pittura olandese, il XVII secolo, con dei Rembrandt, dei Jan Steen e dei Frans Hals.

Sarà però lei, la Ragazza con Turbante di Vermeer, la star indiscussa: vera e propria icona pop insieme alla Gioconda e a L’urlo di Edward Munch.

Prima il libro di Tracy Chevalier e poi il film (2003), Colin Firth nel ruolo di Vermeer e Scarlett Johansson in quelli della ragazza ritratta, hanno fatto crescere ancor di più la popolarità di questa straordinaria opera d’arte che, come sottolineano alcuni critici d’arte, ha la capacità di toccare la sensibilità di chiunque perché in essa sono rappresentati aspetti, attese, sogni, immagini che chiunque ha dentro di sé. Volendo trovare una sintesi La Ragazza con l’Orecchino di Perla è un archetipo.

Considerandola archetipo Vittorio Sgarbi, ospite della trasmissione televisiva Virus, non smentendosi e andando ancora una volta controcorrente ha criticato aspramente e preventivamente le code chilometriche di persone che arriveranno a Bologna solo per vedere lei, la donna dei sogni di Vermeer che, girata di tre quarti, sembra guardare lo spettatore in attesa che esso la chiami.

Quell’opera è già in noi, non serve quindi fare chilometri in macchina per andare sino a Bologna quando già la conosciamo, e quando forse la possiamo vedere meglio, perdendoci nei sui languidi occhi, dalla sua riproduzione su uno schermo ad alta definizione di un tablet o di un portatile. Questo il pensiero di Sgarbi che sottolinea come a due passi dalla sede espositiva ci siano capolavori dimenticati che andrebbero invece riscoperti.

Ancora più critico verso la mostra evento organizzata da Marco Goldin di Lineadaria è Philippe Daverio. Su Huffington Post il critico televisivo, volto di Paspartout, ha sentenziato «La Ragazza con l’Orecchino di Perla di Vermeer? Come la Barbie».

Vermeer a Bologna: Ragazza con Turbante
Vermeer a Bologna: Ragazza con Turbante

«È una mostra priva di senso. Si raggiunge lo stesso risultato comprando una confezione di cioccolatini belgi. C’è già la ragazza sulla scatola, si vede meglio il quadro, e in più si possono mangiare i cioccolatini» così Daverio sempre all’Huffington Post. Secondo il critico lo  spostamento delle icone riguarda fenomeni religiosi, inimmaginabile quindi un Vermeer iniziatore di un nuovo culto.

«Questa è solo una roba inutile. Imbarazzante» è tranchant Daverio quando pensa a un’Emilia che esce dal terremoto e che ha ancora parte delle opere d’arte delle sue chiese messe in rifugio, in un deposito. Le risorse usate per Vermeer non si sarebbero potute usare per far tornare al loro posto quelle? Si domanda.

Polemiche che difficilmente indurranno a ripensamenti di chi il biglietto lo ha già comprato o comunque intende comprarlo. Polemiche che forse contribuiranno alla pubblicità e quindi ad aumentare, se possibile ancor di più, l’eco attorno a quella che molti hanno già definito la mostra evento del 2014.

Andrea Formagnana.