Un anno fa l’arresto di Massimo Bossetti e ancora oggi si aspetta il processo sul caso Yara

Esattamente un anno fa, il 16 giugno 2014, veniva reso pubblico un comunicato stampa del ministro dell’Interno Angelino Alfano che annunciava: “Le forze dell’ordine, d’intesa con la magistratura, hanno individuato l’assassino di Yara Gambirasio”. Lui è Massimo Bossetti.

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Yara era una giovane ragazza 13enne scomparsa il 26 novembre del 2010 da Brembate di Sopra (Bergamo) e trovata uccisa tre mesi dopo in un campo vicino alla palestra dove la ragazza si allenava.

Il presunto assassino è Massimo Bossetti, un muratore 45enne che vive a Mapello, un paese vicino a Brembate di Sopra. Il suo Dna, prelevato il 14 giugno con la strategia dell’etilometro, era lo stesso ritrovato sugli slip e sui leggings della vittima.

Il 3 luglio proprio il suo Dna fù l’indizio principale usato dalla Corte d’assise per l’accusa di omicidio aggravato dalle sevizie e crudeltà e dalla minorata difesa della vittima e calunnia ai danni di un collega di lavoro sul quale avrebbe cercato di sviare le indagini. A questo punto la condanna era stabilita nell’ergastolo.

La difesa di Massimo Bossetti, che continua a proclamarsi innocente da 365 giorni, è intenzionata a chiedere l’audizione di centinaia di testimoni e intende smontare in aula la prova del Dna che più volte, nel corso delle indagini, ha cercato di confutare.

Sono molte le congetture e le domande senza risposta che sono venute fuori durante questo anno di prigionia di Massimo Bossetti che si è sempre dichiarato innocente e non ha mai mostrato forti segni di cedimento; chissà se venerdì 3 luglio, davanti alla corte d’Assise di Bergamo, verrà condannato all’ergastolo o prosciolto.