Tashirojima, l’isoletta della costa giapponese in cui vivono migliaia di gatti

In Giappone c’è un’isola dove comandano i gatti: stiamo parlando di Tashirojima il regno dei felini, che in origine combattevano i topi ed ora sono considerati un portafortuna

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La parola d’ordine di una piccola città del Giappone? Potere ai gatti! Tra le strade dell’Isola di Tashirojima non si incontrano persone che passeggiano o fanno la spesa, bensì solo gatti, diventati i padroni del luogo che convivono con i pochi pescatori rimasti sull’isola. Il miagolare è quasi la lingua ufficiale di un regno che sembra essere stato colonizzato dai felini.

Viziati e trattati come re, a Tashirojima i gatti si sono moltiplicati velocemente, mentre gli abitanti sono passati da una popolazione di 1000 a solo 100 individui, tutti in età avanzata. L’arrivo di questi animali nella città risale al 1800, e fu opera degli abitanti poichè i gatti davano la caccia ai topi, ghiotti dei bachi da seta, una delle produzioni più importanti di Tashirojima.

Diventati in numero incontrollato cominciarono ad essere venerati ed accolti come i padroni dell’isola, e considerati dei veri portafortuna. I pescatori li curano e nutrono come parte della loro famiglia e forse anche per questo gli amici gatti hanno deciso di rimanere qui. In questo lembo di terra giapponese ad oggi si contano circa 100 residenti, il numero di gatti invece, è quasi incalcolabile e non accenna ad arrestarsi.

L’isola dei gatti, viene visitata da milioni di turisti

I pescatori considerano i gatti delle divinità, infatti grazie alla loro presenza l’isola è diventa un’importante attrazione turistica, che altrimenti sarebbe stata dimenticata.

All’ingresso sull’isola, l’unico controllo che viene effettuato è che non ci siano cani, il cui ingresso è severamente vietato.

Il culto dei felini è talmente sentito che sull’isola sono presenti diversi santuari dedicati proprio agli amici a quattro zampe, oltre ad una cinquantina di monumenti rocciosi a forma di gatto, con tanto di orecchie. Quello più popolare è il “Neko-jinja”, che secondo la leggenda fu costruito da un pescatore addolorato per aver accidentalmente ucciso un gatto mentre raccoglieva delle pietre.