Svolta nel caso Yara: un’intercettazione incastrerebbe Massimo Bossetti

“Non confesso per la mia famiglia” questa l’intercettazione che incastrerebbe Massimo Bossetti, il muratore di Mapello accusato dell’omicidio di Yara, in prigione mentre parla con gli altri detenuti

Un’intercettazione incredibile quella raccolta in carcere tra Massimo Bossetti e gli altri detenuti: parole che, scendo l’accusa incastrerebbero definitivamente Bossetti dichiarandolo unico responsabile della morte della tredicenne Yara Gambirasio.

“Confessa, così puoi avere uno sconto di pena. Altrimenti rischi l’ergastolo”,

consigliavano compagni di cella durante una delle tante chiacchierate avvenute in prigione. Ma Massimo Bossetti ha risposto ai suoi compagni, ignorando che ci potessero essere delle microspie:

“Rischierò l’ergastolo, ma non confesso per la mia famiglia”.

Queste parole sono state messe agli atti dell’inchiesta che il pm Letizia Ruggeri.

Ma nonostante queste parole, il suo legale Claudio Salvagnini afferma:

“Massimo Bossetti non confessa, perché non ha fatto nulla. Non crolla, perché vuole dimostrare la sua innocenza”.

Le parole del muratore Bossetti però sono state ritenute interessanti dagli inquirenti, che avevano messo sotto stretta osservazione il muratore in carcere, anche con l’aiuto di cimici piazzate in cella. Prove chiare secondo l’accusa che però non fanno retrocedere neanche di un passo la difesa che anzi, contrattacca, a partire dall’arma del delitto che sarebbe stata usata per uccidere Yara Gambirasio:

“La lama di due millimetri e il tipo di ferite indicano che è importante, non può essere un cutter. Il killer potrebbe essere una persona che sa maneggiare le armi, per esempio qualcuno che pratica arti marziali, e sulla base di una simulazione è più convincente che sia un mancino”.

Si parla anche del luogo in cui sarebbe stata uccisa la povera Yara:

“La posizione del corpo, troppo ordinato, fa dubitare che sia avvenuto nel campo. Inoltre, in corrispondenza delle ferite i vestiti non risultano tagliati, e il collo della maglietta non è sporco di sangue”.

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ultimo aggiornamento: 24-02-2015

Emanuela Bertolone

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