Studi indipendenti hanno rintracciato la diossina negli assorbenti interni

Rimane per adesso un mistero la potenziale pericolosità degli assorbenti interni. Alcuni ricercatori americani parlano di diossina e sostanze cancerogene che mettono a rischio la salute delle donne. Nessuna conferma ufficiale da parte delle istituzioni statunitensi.

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Studi indipendenti realizzati da organizzazioni per la salute delle donne hanno individuato sostanze chimiche preoccupanti nei tamponi e negli assorbenti come la diossina, i cancerogeni e le tossine riproduttive.

Sebbene la quantità contenuta in un singolo assorbente interno sia molto bassa, occorre considerare la media annua di questi prodotti utilizzati da ogni singola donna. Sarebbe come la questione delle sigarette: non è una sigaretta a nuocere ma il suo consumo prolungato per anni.

A tal proposito, è stato stimato un numero pari a 16.800 assorbenti utilizzati in tutta la vita da ogni singola donna. Va peraltro sottolineato che le informazioni sul tema, siano per ora limitate e i dati, di conseguenza, incompleti. In poche parole, non è possibile definire con certezza quali possano essere gli effetti a lungo termine derivanti dall’utilizzo degli assorbenti interni.

Il problema potrebbe essere più esteso, poiché esistono molti prodotti femminili, dalle lavande agli spray, che sembrano contenere diossina, sostanza per la quale la Food and Drugs Administration (Fda), l’agenzia governativa statunitense per gli alimenti e i medicinali, richiede un controllo.

In merito agli assorbenti, negli USA esiste il Robin Danielson Feminine Hygiene Product Safety Act (legge del 2015, che ha preso il nome da Robin Danielson, una donna morta tragicamente nel 1998 all’età di 44 anni per via della sindrome da shock tossico (chiamata Tss, presente nel bugiardino degli assorbenti interni), che è collegata all’uso di questi prodotti.

La Robin Danielson Feminine Hygiene Product Safety Act chiede formalmente al National Institutes of Health (Nih), l’istituto nazionale di sanità pubblica, di portare avanti una ricerca finalizzata a chiarire i rischi concreti derivanti dall’uso di assorbenti, tracciando una lista di sostanze tossiche in essi presenti.

La mancanza di dati sull’uso cumulativo di tamponi, sul livello tossicologico dei prodotti dell’igiene femminile e sulle sostanze chimiche presenti in tutti questi prodotti, lascia un filo di speranza su un falso allarme. Ma se così non fosse?

(Larticolo è tratto dal comunicato di un membro del Congresso statunitense, Carolyn Maloney).