Nigeria, riportiamo a Casa le Studentesse Rapite!

Sono ormai più di 300 le studentesse rapite in Nigeria nelle proprie scuole dai gruppi di estremisti islamici contrari all’educazione femminile. Il terribile destino di queste giovanissime donne sembra segnato, ma il mondo intero ha cominciato a ribellarsi.

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Alzarsi la mattina, prepararsi con fatica ed in fretta per andare sui banchi di scuola, camminando spesso per chilometri con una sola speranza e convinzione forte nel cuore: studiare per crearsi un futuro migliore.

E’ questo banale ma fondamentale ideale che passa nella mente della maggior parte delle adolescenti che nascono e crescono in Africa, un Paese meraviglioso naturalisticamente parlando che però spessissimo non garantisce neanche cibo e acqua sufficiente per la sua popolazione, per non parlare quindi delle occasioni lavorative, delle ambizioni per avere finalmente una vita soddisfacente e dignitosa.

I libri che molte volte vengono rifiutati e additati come un castigo per i ragazzi dell’Occidente, per quella parte di mondo lontana e quasi abbandonata invece rappresentano l’unica possibilità per emergere e cercare di cambiare il proprio difficile e triste destino.

Ma c’è qualcuno a cui questa forza morale da fastidio, o meglio, che considera inaccettabile che un essere umano di genere femminile possa pensare, sognare, decidere da solo per il proprio futuro.

Per gli estremisti islamici la donna rimane un oggetto, un essere inferiore e debole, che può sopravvivere solo se subordinata ad un uomo, il suo padrone. In una visione così maschilista e ignorante non c’è da stupirsi che alla donna dunque venga negata ogni forma di espressione personale, soprattutto l’educazione.

Evidentemente questi “uomini” hanno il terrore che le donne una volta istruite possano ancora di più ribellarsi a questa struttura sociale che le condanna ad essere delle vittime eterne.

Il gruppo islamista nigeriano Boko Haram, accecato da questo terrore, ha deciso di agire, di non accontentarsi solo di dichiarazioni e proclami ed è passata alla violenza, fisica e morale. In poche settimane sono state assalite scuole e college in tutto il territorio nigeriano dove sono state prelevate a forza più di 300 studentesse di diversa età.

L’obiettivo è chiaro: dare un segnale forte al mondo, far capire che loro sono più forti e che possono cambiare le regole di democrazia, legalità e uguaglianza che rifiutano in toto.

I rapimenti sono stati fin da subito rivendicati dagli uomini di Boko Haram che hanno poi fatto dichiarazioni ancor più atroci: la promessa, anzi la minaccia, è quella di vendere, se non lo hanno già fatto, ogni singola ragazza rapita per pochi soldi come schiave o giovani mogli.

Nigeria, riportiamo a Casa le Studentesse Rapite!
Nigeria, riportiamo a Casa le Studentesse Rapite!

Tutto il mondo si è indignato a sentire queste parole e si è scatenata l’ira di tutti i Paesi occidentali, sviluppati e democratici. In rete ogni giorno vengono creati gruppi diversi a difesa di queste povere ragazze sottratte alle loro famiglie e ai loro amati libri.

E’ partita anche una vera e propria campagna internazionale per riportare a casa le studentesse rapite: si chiama #bringbackourgirls e le adesioni non fanno che aumentare minuto dopo minuto in ogni parte del globo.

Come sempre accade in questi fatti di emergenza mondiale anche i cosiddetti VIP e personaggi di fama o potere internazionale sono scesi in campo: in prima linea si è schierato il Presidente americano Barack Obama con la moglie Michelle che ha pubblicato video e foto con un cartello a favore delle giovani donne nigeriane; ma anche David Cameron, primo ministro britannico, che ha parlato di un “atto di pura malvagità” o Francois Hollande che ha dichiarato e promesso che la Francia farà di tutto per ritrovare gli ostaggi.

L’intervento UE infine è stato più volte richiesto in questi giorni e non tarderà ad arrivare. In qualche quotidiano o emittente televisiva si parla infatti addirittura anche del coinvolgimento delle squadre segrete che sarebbero già partite per la Nigeria alla ricerca delle ragazze scomparse.

Tutte le donne sono col fiato sospeso per questa vicenda che non può non sconcertare e sconvolgere gli animi.

Ognuno di noi vorrebbe far qualcosa e cerca di non pensare alle ore, ai giorni tragici che stanno vivendo queste coraggiose ragazze.

L’unica cosa è continuare a parlare di questa vicenda, continuare ad aderire ai gruppi di solidarietà e lotta finché tutte le 300 giovani non torneranno a casa dalle loro famiglie, nei loro letti, con i loro amati libri sotto al cuscino.

Claudia Elena Rossi.

Guarda cosa accadde oggi.

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