Smettila di fare i capricci!

Roberta Cavallo e Antonio Panarese, fondatori di Bimbiveri, consigliano come affrontare i capricci per non rovinarsi le vacanze e superare il confronto con i propri figli in modo costruttivo.

chiudi

Caricamento Player...

Le vacanze estive portano i bambini ad essere più capricciosi. Hanno più tempo da trascorrere con i genitori, il che porta ad aumentare le possibili richieste e a moltiplicare i modi per attirare l’attenzione.

I genitori, spesso, ne escono stremati dai capricci dei loro figli. Roberta Cavallo e Antonio Panarese, formatori e consulenti genitoriali, per anni gestori di un centro di affido familiare per minori disagiati, sono gli autori “Smettila di fare i capricci” (Mondadori).

Questi, in sostanza, i consigli.

La comprensione.

“La nostra responsabilità in qualità di adulti sta proprio nel comprendere cosa si cela dietro il capriccio e cosa nostro figlio sta cercando di dirci”.

L’empatia.

“Facciamo fatica a metterci nei panni del bambino. La tradizione del passato ci ha abituati a considerare le esigenze dei più piccoli come vizi o richieste senza senso, a volerli robot che eseguono dei comandi: anche se non vorremmo siamo intrisi di questi meccanismi che scattano automatici più di quanto vorremmo. Inoltre, il primo istinto dell’adulto è di intervenire, non tanto per accogliere il bambino, quanto per risolvere la situazione e fare tutto il possibile, con qualsiasi mezzo a disposizione (le sgridate, per esempio), per ripristinare il clima precedente, quello senza capricci.

In realtà avrebbe bisogno solo di essere accolto e ascoltato. Spesso dunque il bambino e le sue emozioni non vengono messi al centro del problema e se la situazione inizia a sfuggirci di mano ricorriamo anche a punizioni, castighi, sberle e ricatti. Così a volte finiamo per fare i capricci anche noi insieme a lui. Questo accade tutte le volte in cui fatichiamo a mantenere un atteggiamento neutrale, magari fermo, ma comunque sempre comprensivo. Le nostre reazioni emotive, come la rabbia, la frustrazione, le urla, l’agitazione, se da un lato sono comprensibili, andrebbero comunque gestite a priori perché i bambini hanno bisogno di un riferimento sicuro, di qualcuno disposto a trovare una soluzione insieme a loro”.

Le motivazioni dei capricci.

“Spesso sono dovuti alla mancanza di attenzioni  nel tempo che trascorriamo con i bambini: siamo stanchi, distratti, pretendiamo da loro cose difficili per l’età che hanno, passiamo il tempo a spiegare quello che possono o non possono fare, come devono o non devono essere e ci dimentichiamo di lasciarli esprimere. Altre volte i bambini non si sentono ascoltati e reagiscono ai nostri no troppo duri, alle nostre regole ferree per farci capire che loro vogliono imparare le regole e essere guidati da mamma e papà, ma hanno bisogno di una modalità più empatica e dolce. Infine, se spesso il bambino viene paragonato ai fratelli, alle sorelle, ai cuginetti o agli amichetti, non si sente compreso, valorizzato nella sua natura unica. In questo modo accumula molta tensione nervosa che cerca poi di liberare in qualsiasi modo e in qualsiasi circostanza attraverso quelli che noi definiamo capricci”.