Scarpette Rosse, tra Lotta e Passione

Scarpette Rosse: alla scoperta delle origini lontane dei simboli e dei significati profondi del 25 Novembre, giornata mondiale contro il femminicidio ed ogni forma di violenza sulle donne.

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La nascita ufficiale di questa grande celebrazione, in ricordo di tutte le vittime rosa che la società ha sulla coscienza e nel tentativo di sensibilizzare ancor di più popolazione e classe politica soprattutto, risale al 17 dicembre 1999: l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite finalmente fa un passo importante, anche se in quel momento principalmente simbolico, e designa il 25 Novembre come la Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

Le origini però di questa data vanno ricercate da tutt’altra parte, lontano da aule istituzionali e dai confini europei o nord americani. Ci trasferiamo allora per un attimo dall’altro lato dell’oceano, ai Caraibi ed in particolare nella Repubblica Dominicana di qualche decennio scorso. Questi luoghi evocano nella nostra mente solo immagini paradisiache come spiagge bianche, alte palme di cocco e mare cristallino, eppure  nel secolo scorso queste coste hanno vissuto un vero dramma, quello della terribile dittatura di Rafael Leonidas Trujillo, una delle più truci dell’America Latina che fece migliaia di vittime.

Molti cercarono di ribellarsi, anche tante donne dominicane; tra queste attiviste c’erano anche le tre sorelle Mirabal che nel 1960, in un’imboscata organizzata dagli agenti del SIM (Servicio de Intelligencia Militar) mentre andavano a trovare i mariti ingiustamente incarcerati, vennero bloccate, torturate ed uccise senza pietà. La polizia segreta cercò di nascondere l’infame delitto cercando di simulare un incidente automobilistico ma il tentativo fallì e invece di eliminare un “problema” il sistema dittatoriale dovette poi fare i conti con una grande ripercussione nell’opinione pubblica locale e la ribellione riuscì un anno dopo a far cadere Trujillo. Successivamente, in onore di Patria, Minerva e Maria Teresa Mirabal, in Colombia nel 1980 al primo Incontro Internazionale Femminista si decise per l’istituzione di un giorno per la Non Violenza nei confronti delle donne e venne scelta come data proprio il 25 Novembre.

Da anni il simbolo di questa commemorazione è diventata la scarpa rossa che da sempre rappresenta per le donne un’incredibile arma di seduzione, soprattutto se usata con un tacco alto, ma anche un modo per sentirsi più forti, più sicure di sé e anche per esprimere, al di là delle parole, la propria personalità.

Anche in questo caso però l’origine delle “scarpette rosse” come simbolo della lotta contro la violenza ed i soprusi sulle donne va attribuito ad un altro Paese dell’America, nella zona centrale questa volta, il Messico. Proprio nella patria dei Maya e degli Aztechi, Elina Chauvet nel 1999 da vita alle “Zapatos Rojos”, raccogliendo ben 33 paia di scarpe rosse per disporle tra le vie e le piazze della città messicana di Ciudad Juarez, dove in quegli anni si contavano migliaia di vittime per stupri o omicidi, senza suscitare interesse né attenzione da parte dei media o delle autorità locali.

Con la sua protesta e installazione Elina ha sempre voluto simboleggiare una maratona di solidarietà, silenziosa, con scarpe color sangue, ma vuote a causa di tutte le donne assenti per colpa della violenza e dell’ossessione di sconosciuti o peggio di mariti, fidanzati o ex fidanzati. Quest’anno l’onda rossa delle calzature femminili della coraggiosa Chauvet ha invaso anche l’Italia e alcune sue principali città, come Milano con un’esposizione davanti al centro di produzione tv della Rai, per poi toccare anche Torino, Genova, Bergamo e Roma.

Un percorso quindi quello contro la violenza sulle donne che arriva da lontano, ma che accomuna oramai per fortuna tutti i Paesi del mondo. Viva le scarpe rosse allora e chi le porta sempre o solo per un giorno, per passione o per un ideale. Ma soprattutto ieri, oggi e domani, viva le donne!

TOP!

Claudia Elena Rossi.