Rocco Siffredi su suo padre: “Tradiva mia madre, non voglio essere come lui”

Intervistato da Vanity Fair, Rocco Siffredi ha parlato del rapporto complicato con suo padre, spesso infedele a sua madre, augurandosi di non essere mai come lui

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Rocco Siffredi, uno dei più grandi nomi del cinema hard di sempre, è in realtà un marito fedele e presente, oltre che un padre affettuoso. Eppure, sembra strano che sia proprio un pornodivo a parlare di fedeltà coniugale, visto che la retorica del caso, spesso, impedisce di separare vita privata e professionale nel guardare un uomo che per lavoro va a letto con tante altre donne.

Siffredi e sua moglie Rosza sono però una coppia innamorata e affiatata e l’attore le è fedele.

Intervistato da Vanity Fair per la sua presenza al Festival del Cinema di Venezia, dove verrà proiettato un documentario rigurdante la sua vita, Siffredi ha detto: “Mio padre era un uomo buono, gentile, ma inesistente. Non aveva nessuna ambizione a parte la figa. Faceva il cantoniere e il suo capo lo rimproverava spesso perché s’infilava in ogni casa con la scusa del bicchiere d’acqua, del caffè, sperando di trovare una donna sola”. 

Rocco Siffredi: “Mia madre soffriva tantissimo per i tradimenti di mio padre”

Siffredi non riesce a perdonare a suo padre l’aver fatto soffrire tanto sua madre, morta di cirrosi epatica.

Una vera e propria fissazione per le donne quella del padre di Rocco, che lo ha condotto persino a flirtare con le vedove dei suoi amici defunti: “Mia madre era gelosa e ne ha sofferto fino all’ultimo. È morta di cirrosi per un’epatite mai diagnosticata. Stava per entrare in coma, e lui flirtava con la signora del letto vicino. Mi disse: “Caccialo fuori, non ce la faccio più”. È l’ultima immagine che ho di loro insieme”.

Un uomo morto solo e al quale Rocco spera davvero di non somigliare mai: “È morto cinque anni fa e, ancora oggi, mi auguro di non fare la stessa fine. Mia mamma se n’era andata da un giorno e lui era già alla ricerca di una donna. Andava a trovare le vedove dei suoi amici che ancora stavano piangendo il defunto. Percepivano la sua disperazione e lo respingevano. È vissuto da solo gli ultimi vent’anni. È morto solo”.