Rocco Siffredi e la vulnerabilità: il porno attore svela le sue paure

Rocco Siffredi alla Mostra del cinema di Venezia si mette a nudo per davvero: rivela vulnerabilità e paure, arrivate con l’arrivo dei figli

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Rocco Siffredi a Venezia ha rivelato un volto che nessuno aveva mai visto. “Da quando ho avuto i figli, ho cominciato a vivere l’ansia che non conoscevo. Ho scoperto di essere molto vulnerabile da quando è venuta fuori la famiglia. Paura di deluderli. Fin quando la famiglia ero io con la mia vera famiglia, quella dove sono nato, ero rivoluzionario, ho scelto una vita libera. Poi quando è arrivata la mia famiglia, per la quale io sono responsabile, le ansie sono venute fuori”, ha detto il porno attore.

Sui due figli ha detto: “Uno è uguale alla madre, super romantico, innamorato della fidanzata, e mi ha anche detto: ‘Papà ha voluto fare quello che era il suo sogno, ci è riuscito, è stato molto bravo, non è quello che voglio fare io’. L’altro ogni tanto gioca, dice ‘forse farò il gigolò‘, ma è tanto per fare una battuta. Io gli dico ‘guarda che come gigolò ti devi chiavare dei cessi mai visti. Noi almeno belle ragazze. Che ti credi, che è così semplice?’. Poi torna a scuola a studiare, quindi insomma…“.

Rocco Siffredi, il più celebre degli attori hard italiani e non solo, ha svelato molto di sé nel documentario ‘Rocco’, presentato a Venezia

Rocco Siffredi, 52 anni, è il protagonista di uno tra i documentari più attesi presentati al Festival del Cinema di Venezia. Parliamo di ‘Rocco’, dei francesi Thierry Demaiziere e Alban Teurlai che debutterà con la Bim nelle sale cinematografiche a partire dal prossimo 31 ottobre.

Un’insolita veste per Siffredi che, stavolta, non ha messo a nudo il suo corpo e quello delle donne con cui lavora, ma la sua anima, parlando della dipendenza dal sesso e del senso di colpa provato verso sua moglie.

Rocco Siffredi: “Mia madre voleva farmi diventare prete…”

Un’ossessione per il sesso che accompagna Rocco sin da quando aveva 12 anni, tanto da essere ricoverato per eccesso di masturbazioni.

E pensare che suo madre avrebbe voluto che suo figlio diventasse prete… “Da bambino parlare di sesso era molto complicato in famiglia. Io il Diavolo ce l’avevo tra le gambe gia’ da ragazzino mentre i miei coetanei seguivano alla radio il calcio. La mia sessualità era insomma travolgente. E pensare che mia madre voleva farmi diventare prete e mi obbligò a fare il chierichetto. Quei principi, quell’educazione alla Chiesa, mi sono rimasti addosso e non mi hanno aiutato molto”.

Svelare l’anima, piuttosto che il corpo, è stato molto difficile per Siffredi che ha anche ammesso di cercare il perdono negli occhi di sua moglie: “È più difficile mettere a nudo l’anima che il corpo come ho fatto in questo film. Parlare di sesso è difficile, lo si usa solo quando serve e poi lo si nasconde subito. Comunque se ci sarà chi non vedrà più in me il supereroe che immaginava devo dire che me ne frego.

Il fatto di mostrare non solo le mie parti intime, ma la mia vita normale con moglie e figli credo sia stata giusta. Mi dicevano sempre non avrai mai una famiglia. Invece ho avuto tutto anche più degli altri. Avevo molti sensi di colpa. E quando tornavo a casa cercavo negli occhi di mia moglie il suo perdono”.