Roberta Bellesini la moglie di Giorgio Faletti, parla di lui a un mese dalla sua scomparsa

Giorgio Faletti,  è scomparso lo scorso 4 luglio a Torino all’età di 63 anni e a quasi un mese dall’addio, la moglie Roberta Bellesini, ha voluto ricordarlo rilasciando un’intervista.

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Un mese fa il comico e scrittore Giorgio Faletti è mancato all’improvviso a causa del cancro con cui combatteva da anni, lasciando la sua famiglia e tutti i suoi fans in un grande dolore.

La moglie di Giorgio Faletti, Roberta Bellesini ha deciso di parlare di lui in un’intervista sincera, che lo ricorda a un mese dalla sua morte. Il suo racconto inizia raccontando di quando nel 2002 lo trovò nel letto colpito da un ictus:

“Sì, era il giorno in cui avrebbe dovuto fare la sua prima presentazione di “Io uccido” alla Mondadori di via Marghera. Per fortuna ebbi la lucidità di descrivere bene i sintomi al pronto soccorso, per cui lo portarono al Niguarda. Poco dopo, però, dovetti prendere la decisione più difficile della mia vita. C’era un farmaco che poteva sbloccare la situazione, ma in Italia era ancora in via sperimentale. E, non sapendo bene da quanto tempo Giorgio era in coma, avrebbe potuto essere letale. Più il tempo passava, più aumentava il rischio. Il medico mi lasciò dieci minuti per decidere, e io rischiai. Ho sempre pensato che per avere risultati si debbano correre rischi. Al suo risveglio mi chiese di sposarlo. Parallelamente, la sua guarigione venne accelerata dai risultati clamorosi delle vendite di “Io uccido””.

Racconta inoltre di quando Giorgio Faletti scopre il cancro:

“A gennaio, per caso. Doveva fare una risonanza magnetica perché aveva un’ernia da controllare, e da un po’ aveva un fastidioso mal di schiena. Ho detto solo: “Cazzo”. Poi ci siamo presi qualche giorno per decidere che cosa fare, io e lui. Ci hanno consigliato un medico di Los Angeles che lavorava con le eccellenze di tutto il mondo (…) Ma la nostra decisione di curarci in America era dettata soprattutto dalla necessità di avere un po’ di privacy. Nell’ultimo mese le cose hanno iniziato ad andar male ha iniziato a non sentirsi più bene…faticava a camminare..a parlare… Hanno fatto diversi esami prima di capire che aveva metastasi al cervello. Era il 20 giugno. Lui aveva già deciso di tornare per fare la radioterapia in Italia, ma sono sicura che in cuor suo avesse capito che non c’era più nulla da fare. Desiderava tantissimo tornare in Italia, lo desiderava con tutto se stesso. Tant’è che ha tenuto duro fino a che siamo arrivati qui. Poi ha mollato. Vorrei però che tutti sapessero che non ha mai avuto un momento di rabbia o di sconforto. Mi diceva: “Comunque vadano le cose, io ho avuto una vita che altri avrebbero bisogno di tre per provare le stesse emozioni. E se penso che sarei dovuto morire nel 2002 e in questi 12 anni ho fatto le cose a cui tenevo di più, devo ritenermi l’uomo più fortunato del mondo””.